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19. 05. 2022 00:53

L’ultima profezia di Gino Strada sulla banalità della guerra: “Ho visto morire Kabul”

L'Afghanistan torna nelle mani dei talebani. Una tragedia annunciati e le ultime parole di Gino Strada risuonano sempre più come un monito inascoltato

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Kabul è di nuovo nelle mani dei talebani. Il Califfato dopo vent’anni di occupazione a stelle e strisce si è ripreso l’Afghanistan. Ora più che mai le parole di Gino Strada, scritte nel suo ultimo articolo, pubblicato ironia della sorte proprio nel giorno della sua morte, suonano come una fatidica profezia: “Ho visto morire Kabul”, titolava il suo editoriale su “La Stampa”.

Gino Strada e la banalità della guerra

Gino Strada, con quella sua dialettica caratterizzata dalla mancanza di timori reverenziali, nel suo ultimo articolo tracciava la linea di un quadro geopolitico ormai pronto a sfaldarsi e a sprofondare in un nuovo regime.

Un regime che però sarebbe troppo facile addittare agli “estremisti islamici” senza considerare le responsabilità di noi uomini del “mondo occidentale”. Gino Strada ripercorreva la storia di questi ultimi vent’anni a partire da quell’11 settembre 2001, in cui l’America vedeva in diretta televisiva crollare le Torri Gemelle colpite da due aerei di linea dirottatti dal gruppo terroristico di Al-Qaeda.

Morte di Gino Strada
Gino Strada

Un attentato che fu il pretesto per gli Usa per occupare l’Afghanistan (già l’amministrazione Clinton stava pensando all’invasione del paese mediorientale) in barba a qualunque diritto internazionale. Fu una vera e propria crociata contro l’islamico, che svestiva i panni dell’ “infedele” per indossare quello del terrorista: vi parteciparono gran parte delle nazioni europee tra cui la stessa Italia, nonostante la nostra Costituzione rifiuti esplicitamente la guerra come atto di offesa.

“Chi allora si opponeva alla partecipazione dell’Italia alla missione militare – ricordava nell’articolo Strada -, contraria alla Costituzione oltre che a qualunque logica, veniva accusato pubblicamente di essere un traditore dell’Occidente, un amico dei terroristi, un’anima bella nel migliore dei casi”.

Dopo vent’anni di occupazione però cos’è rimasto? La banalità della guerra e non certamente l’esportazione di un concetto a volte troppo astratto come quello di democrazia. In vent’anni l’Afghanistan è rimasto sostanzialmente un paese distrutto: Emergency racconta di oltre 241mila vittime ed oltre 5 milioni di sfollati.

Ed ora riecco i talebani ed i civili precipitare nel terrore. All’aeroporto di Kabul si affollano migliaia di persone pronte a tutto per salire su un aereo. Anche ad attaccarsi in un disperato tentativo al carrello di un veivolo prima del decollo e poi irrimediabilmente precipitare nel vuoto come mostrato da un terribile video pubblicato pochi giorni fa.

“La rapida avanzata dei talebani – sottolineava Strada – non dovrebbe sorprendere nessuno che abbia una discreta conoscenza dell’Afghanistan o almeno buona memoria. Mi sembra che manchino, anzi che siano sempre mancate, entrambe”. Tuttavia, forse a causa del periodo estivo, mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, sembra esser ancora lo sport preferito da parte di molti.

 

 

 

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