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17. 05. 2021 05:06

Il giorno del vaccino: cronaca di un’esperienza diretta

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Non solo code chilometriche di anziani ammassati in fila, magari sotto la pioggia, per ricevere il vaccino contro il Covid. A volte, a Milano, le cose vanno come devono andare ed è un piacere evidenziarlo. La campagna vaccinale riservata alle persone dai 75 ai 79 anni, il Lombardia, ha preso il via lunedì 12 aprile, con l’organizzazione di svariati hub vaccinali. Mio padre, classe 1942 e residente a Milano, in fase di prenotazione – anche questa semplice, veloce ed efficiente col passaggio dal portale di Aria a quello gestito da Poste Italiane – inserendo il proprio cap di residenza ha potuto scegliere fra l’hub vaccinale del nuovo ospedale in Fiera e la Fabbrica del Vapore. Ha scelto quest’ultimo, distante 3,8 km da casa.

Il giorno del vaccino

Non senza una qualche malcelata dose di tensione da parte del “vaccinando”, questa mattina ho accompagnato mio padre a quello che sembrava a tutti gli effetti un “esame” da superare: la soddisfazione di essere giunti al proprio turno cozzava infatti con l’incertezza del vaccino che gli sarebbe stato riservato, con la paura che fosse il temuto Astrazeneca, oggetto della peggior campagna di comunicazione che si ricordi a memoria d’uomo. All’ingresso nessuna coda, un gentile operatore della Protezione Civile ci ha indicato l’ingresso, dove è stata misurata la temperatura e ci è stato indicato lo sportello al quale fare l’accettazione: tessera sanitaria in cambio di un tagliandino col numero d’attesa. Quindi l’accesso ad un’amplissimo open space, che invece di ospitare le consuete esposizioni d’arte era stato suddiviso in aree: sala d’attesa con sedie distanziate, sufficienti per tutti, monitor dove scorrevano i numeri della fila, box vaccinali delimitati da separe’ e ancora personale della Protezione civile che indicava agli anziani il box al quale rivolgersi in base alla chiamata. Non più di 5 i minuti di attesa per accedere al box del medico incaricato dell’anamnesi, in base alla quale veniva determinato il tipo di vaccino da somministrare. L’assenza di controindicazioni nel caso di mio padre, ha decretato che dovesse essere Astrazeneca… e lì la quiete ha iniziato a vacillare, ma la dottoressa si è presa tutto il tempo necessario per rispondere alle domande che giustamente un uomo mediamente informato di 78 anni può nutrire verso questo vaccino, fugandone i dubbi e spiegandogli che avrebbe potuto rifiutare la somministrazione, ma sarebbe finito in coda al termine di tutta la campagna vaccinale. La cortesia e la sicurezza mostrati non sono stati di secondaria importanza. La somministrazione del vaccino avveniva in un’altra serie di box, situata immediatamente di fronte: veloce e indolore. Poi l’attesa di 15 minuti in un’altra area dedicata dell’open space, con la supervisione di personale infermieristico disponibile ad ogni richiesta d’informazione. Al termine, uscita in pieno sole, in un contesto che ti permette di apprezzare anche la bellezza architettonica di una struttura che magari non avevi mai frequentato, pur vivendo a poco più di 3 km di distanza.

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