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27. 10. 2020 07:05

Quattro anni di Sala: un sindaco social, con tutti i rischi del caso

Passerà comunque alla storia come il primo cittadino della pandemia e dei videomessaggi su Instagram

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Una cosa è certa. Nessun sindaco di Milano ha dovuto fare i conti con il mondo social come Giuseppe Sala. Per carità, è stata ed è una sua libera scelta essere presente quotidianamente su Instagram, Facebook e Twitter, ma l’approccio nei confronti degli utenti è davvero unico nella forma e nella sostanza.

 

Giuseppe Sala, un sindaco social

Ci riferiamo in particolare a Instagram che lo stesso Sala ammette di gestire autonomamente, senza l’aiuto del suo staff della comunicazione. E proprio su Instagram sembra uscire fuori il carattere dell’uomo prima che dell’amministratore della città, nei suoi pregi e nei suoi difetti: pronto a sorprendere con una foto “privata” come a rispondere a muso duro agli attacchi dei lettori.

Social. Proprio su Instagram Sala ha iniziato la sua campagna “Buongiorno Milano” che da oggi – come ha spiegato proprio il sindaco – diventerà sporadica. Quei video quotidiani hanno tenuto compagnia ai milanesi durante il lockdown, la Fase 2 e pure la Fase 3, divenendo spesso spunto di riflessione ma anche di polemica. Non a caso l’ultimo videomessaggio di venerdì scorso ha scatenato il pandemonio con la presa di posizione contro lo smart working.

Sempre su Instagram si ricordano gli “scivoloni” del video #MilanoNonSiFerma e della maglietta con la stessa scritta ostentata poche ore dopo. E ancora, negli stessi giorni, come dimenticare l’aperitivo con Alessandro Cattelan in piena pandemia? Per carità, tutti errori per i quali, di fatto, il sindaco ha pubblicamente fatto ammenda. Ma che tra il popolo social restano quasi come “macchie indelebili”.

Ricorrenza. Sono ormai passati quattro dall’elezione di Sala a sindaco ma, considerando soprattutto quanto avvenuto negli ultimi mesi, sembra che si tratti di un’eternità. Dal 2016 ad oggi certamente il primo cittadino milanese ha potuto beneficiare della grande “onda lunga” di Expo, con numeri impressionanti sul fronte dell’attrazione turistica e degli investimenti internazionali, ma ha anche fatto i conti con un’emergenza mai vista prima.

Insomma, Sala si è trovato dall’essere il primo cittadino della città più attrattiva d’Europa a quello della peste manzoniana adattata nel 2020. Compito non facile, per un verso e per l’altro. Nel positivo il rischio concreto è stato quello di aver allargato il gap tra la Milano che luccica e quella che resta indietro. A tal proposito il piano per le periferie resta uno dei punti più indietro rispetto al programma elettorale di quattro anni fa.

Nel negativo l’emergenza coronavirus ha messo a dura prova la lungimiranza dell’uomo prima che dell’amministratore: spesso su queste pagine abbiamo sottolineato gli errori del sindaco con qualche dichiarazione improvvida o fuori tempo (le candidature degli Ambrogini a marzo).

Forse il miglior Sala, che si ricandiderà per un altro mandato e che nessun sondaggio mette in dubbio la sua rielezione, dovrà ancora emergere. Perché è dalle salite più che dalle discese che si valutano i “campioni”. Se verrà rieletto, il tempo c’è per ricostruire la Milano pre-Covid. Ma andrà sfruttato al meglio.

Sala, la decisione sulla candidatura

Siamo assolutamente certi che Sala abbia già deciso di continuare l’avventura a Palazzo Marino. Forte di un consenso quasi di “albertiniana memoria” (ricordate il 57,5% incassato da Gabriele Albertini nel 2001?). Non solo. I “maligni” dicono pure che dovrà vedersela con un “candidato debole” visto che la Lega e il centrodestra pare abbiano abdicato prima ancora di giocare la partita. Ci sarà dunque una campagna elettorale, ma non aspettiamo grandi scintille o testa a testa.

In breve

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