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La guerra ai diesel entra nel vivo. Dopo l’avvio di Area B, lo scorso febbraio, da domani si farà ancora più sul serio, lasciando a piedi anche i diesel Euro 4.

 

E’ una svolta a suo modo epocale, quella imposta dal sindaco Giuseppe Sala che non mostra sui temi ambientali alcun segno di cedimento. Non a caso si è palesato in piazza in mezzo ai ragazzi venerdì scorso per la grande mobilitazione sul clima.

I “puniti”. Ogni battaglia, però, lascia vittime sul terreno. O comunque un bel po’ di proteste. Secondo l’elaborazione del Centro Studi di AutoScout24 su dati ACI – Automobile Club d’Italia, con le nuove restrizioni in totale si stima che salirà a circa 150/160mila il numero delle vetture di cittadini milanesi che non potranno più circolare, senza considerare i mezzi di chi abita nell’hinterland e che quotidianamente era abituato ad entrare in città.

A Milano, infatti, nel 2018 il parco circolante è costituito da 693.084 auto, di cui il 23,6 per cento riguarda le classi ambientali Euro 0 benzina ed Euro 0-1-2-3-4 diesel, in gran parte colpite dal blocco.

Primi effetti. I risultati dell’Area B iniziano a vedersi. Nei primi sei mesi del 2019, infatti, a Milano solo il 7,8% dei passaggi di proprietà di auto usate (1.993) ha riguardato le classi previste dalla zona a traffico limitato, in calo del 43,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Al contrario, nello stesso periodo sono aumentati i passaggi di proprietà riguardanti sia le vetture ad alimentazione “tradizionale” Euro 5 e 6 (+6,8%) sia di quelle ibride ed elettriche (+17,6%).

Le visioni. Ovviamente in questo meccanismo si è innescata una sorta di battaglia tra le restrizioni del Comune di Milano e la linea più “soft” della Regione Lombardia, che lancia proprio per la nuova stagione autunno/inverno il sistema MoVe-In, la scatola nera che monitorerà i chilometraggi delle auto più inquinanti.

Anche a Palazzo Marino c’è chi ha tentato di chiedere un ammorbidimento in extremis alla seconda fase di Area B. Forza Italia proposto la deroga di un anno del provvedimento sugli Euro 4 «in considerazione della crisi economica che non consentirà a famiglie e imprese di spendere per mezzi nuovi». Niente da fare, da domani gli Euro 4 si fermeranno e progressivamente i divieti colpiranno le flotte più obsolete.

Rincari. Occhio, infine, alle prossime mosse del Governo. Allo studio ci sarà la parificazione delle accise tra gasolio e benzina. Il Decreto Ambiente parla di taglio dei sussidi ambientalmente dannosi e ha rinviato la questione alla Legge di Stabilità 2020. Se l’ipotesi si concretizzasse, il Fisco incasserebbe quasi 5 miliardi di euro in più, alzando sensibilmente il prezzo del diesel alla pompa.

L’idea preoccupa soprattutto gli autotrasportatori. Oggi su ogni litro di benzina si paga il 63,25% di tasse (accise e Iva), mentre per il diesel il 58,6%. In caso di nuove accise, secondo i calcoli del Codacons, la spesa aumenterebbe di 5,15 euro ad ogni pieno per le auto diesel con ricadute fino a 130 euro in più su base annua.


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