leonardo
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Quando Leonardo decise di lasciare Firenze per Milano (correva l’anno 1482), inviò a Ludovico il Moro, Signore di Milano, quello che oggi chiameremmo un curriculum vitae. Un precursore anche in questo. La missiva conteneva i motivi, secondo Leonardo, per i quali il Ducato di Milano non avrebbe dovuto lasciarsi scappare un uomo come lui.

Se pensate ad un elenco delle sue opere di pittore, vi sbagliate di grosso: quello che venne letto da Ludovico il Moro fu il curriculum di un uomo capace di creare, progettare e realizzare macchine da guerra di qualunque tipo. Nove punti su dieci elencavano proprio queste capacità. In ultimo, a chiusura della lettera, anche il suo essere un artista affermato.

Il motivo di una lettera tanto strana per un uomo che, come ebbe modo di scrivere lui stesso, giudicava la guerra una «pazzia bestialissima» si deve al fatto che il destinatario fosse molto attento a tutto quello che avrebbe potuto metterlo in una posizione di vantaggio in caso di guerra.

Ma Leonardo, uomo estremamente pratico, non si limitò ad un mero elenco e, anzi, mise nella condizione Ludovico il Moro di non poter dire di no di fronte a tanta innovazione, chiudendo la sua lettera in un modo quasi provocatorio, ma ficcante: «Se le cose che ho promesso di fare sembrano impossibili e irrealizzabili, sono disposto a fornirne una sperimentazione in qualunque luogo voglia Vostra Eccellenza, a cui umilmente mi raccomando». Questo era Leonardo.


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