leonardo
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1485. Leonardo è a Milano già da tre anni e, suo malgrado, deve convivere con una epidemia di peste che colpisce la città. Sono numerose le vittime e tanti i palazzi e le case distrutte per la paura del contagio. Non sappiamo se anche in questo caso Leonardo abbia pensato di trovare il lato positivo della questione, ma quel che è certo è che prende spunto dalla situazione per immaginare una città diversa: diversa non solo da quelle che aveva visto e dove aveva vissuto, ma differente anche rispetto ai modelli dei classici suoi contemporanei.

I punti fermi su cui si basa il suo studio sono la funzionalità, la pulizia e l’efficienza. Ed ecco quindi che nei suoi appunti compaiono disegni di una città su più livelli, con aree sotterranee adibite a varie funzioni, canali d’acqua che attraversano le zone, sia per il trasporto delle merci che per lo smaltimento dei rifiuti. La città è illuminata e pulita: quest’ultimo aspetto è fondamentale per Leonardo e da questo possiamo intuire come la pestilenza che ha vissuto a Milano abbia lasciato un segno. Le mura della città dovevano essere alte, fra torri e merli con «la sublimità e magnificenza de’ sacrati templi».

Nei progetti di Leonardo si evince che il piano alto della città fosse per nobiltà e borghesia: costoro avrebbero potuto passeggiare indisturbati nei luoghi più consoni al loro “status”, mentre al piano basso avremmo trovato le attività svolte dal popolo. 2019: sembra quasi la nostra città. Leonardo aveva pensato a Milano come città ideale? No, per questa volta dobbiamo farci da parte. Leonardo aveva immaginato nel suo progetto un fiume vicino alla città. Vero che Milano era (ed è) una città d’acqua, ma il Genio pensava, forse, a Vigevano. Ci siamo andati vicini.


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