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20. 04. 2021 00:42

Inter, molto dipende da Spalletti

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Se ora viene il bello, sarà l’Inter a deciderlo. Premettiamo: non deve temere calendario di sorta chi ha in sé la consapevolezza della propria forza. Questo è il punto: l’Inter ha raggiunto questo status? Avremmo detto di sì, nel girone di ritorno dello scorso anno, anche nelle partite in cui si è perso per qualche episodio contrario o per mancanza di elementi in grado di centrare i tre legni. Nelle virtù, come nelle proprie incertezze, la squadra di Luciano Spalletti sembrava più consapevole nel semestre determinante per arrivare alla riconquista della zona Champions, che non vedeva l’Inter presente da sei anni. Oggi il processo di elaborazione delle certezze è in corso, i tanti volti nuovi della rosa devono ancora conoscersi, capire in che modo poter diventare determinanti. Per questo la squadra ha due facce. Può esprimersi al suo meglio, come contro il Psv, mostrando i muscoli e ripartendo con precisione chirurgica, affidando ai tanti tiratori scelti su cui può contare il compito di bucare la porta avversaria. In subordine, può mettere avanti il muso e poi rintanarsi, impaurita, ad attendere l’errore altrui, lasciando metri e metri di campo, subendo la velocità e la vigoria di avversarie che corrono veloce (vedi la Spal).

Finora l’Inter ha mostrato di gradire maggiormente le sfide a viso aperto, quelle in cui c’è spazio per attaccare tra la linea difensiva altrui e il portiere avversario, come ad Eindhoven o nella Genova doriana. Sulla carta, è la stessa condizione che troverà contro il Milan, ma con di fronte un avversario dalla caratura tecnica superiore. Sei vittorie consecutive tra le due competizioni già avviate hanno fornito energia sebbene, come detto, non ci siano ancora consapevolezze granitiche da grandissima squadra. Alcuni pilastri sono piantati: l’Inter sa che davanti fa male e che dietro ha elementi solidi come De Vrij e Skriniar.

Come spesso è avvenuto in questi anni, a giostrare nel limite tra il “volere” e il “potere” sarà il duo croato Brozovic-Perisic. Nemmeno loro sanno quando e quanto possono dare, una volta partita la sfida. In compenso, è ben facile capire che effetti ha la pulizia e la cattiveria agonistica dei vice-campioni del mondo, cui va aggiunto il connazionale Vrsaljko. È facile comprendere anche quanto può essere deleteria una loro assenza o parziale continuità nell’economia della partita. Sono loro lo specchio di ciò che l’Inter ha davanti, nel bene e nel male. Ed è un discorso che va oltre la stracittadina. Più loro sono consapevoli di quel che hanno da offrire e più lo è la squadra, in un discorso ad anello che va a ricongiungersi con l’incipit dell’intera analisi.

Chi sarà l’uomo derby? Tra qualche anno, Lautaro Martinez. Uno che ha la faccia del leader da stracittadina. Potrebbe essere anche la risposta per Inter-Milan del presente, ma molto dipenderà dalle decisioni di Spalletti.

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