investimenti
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Milano è diventata una calamita potentissima per quanto riguarda gli investimenti esteri: in Italia, di fatto, la nostra città attrae la grande maggioranza dei fondi di investimento, gruppi multinazionali e anche soldi gestiti direttamente da alcuni stati sovrani. La terza categoria è quella su cui più fare attenzione.

Il tema infatti non può essere liquidato da un antico e cinico “pecunia non olet”, ma deve essere affrontato per i problemi che esso porta con sé. E poi va fatta un’ulteriore distinzione: se per quanto riguarda iniziative economiche private sono in vigore le regole del mercato (e della legge italiana, a partire dalla Costituzione), per quelle che hanno un interesse pubblico, o sono comunque gestite più o meno direttamente dalle istituzioni, si pone anche la questione dell’opportunità politica di instaurare alcune partnership.

Le istituzioni pubbliche e le loro realtà operative possono ricevere finanziamenti, o siglare accordi di collaborazione, con stati che violano i diritti umani e che hanno forme di governo autoritarie e non democratiche? Uscendo dal classico percorso ideologico, ci sono due possibili risposte: la prima è «sì», perché solo attraverso la cooperazione si possono aiutare alcuni paesi nella strada verso le riforme. L’altra è «no», perché sui principi e i diritti delle democrazie europee non ci può essere alcuna forma di compromesso.

È uno dei tanti temi cruciali del nostro futuro che purtroppo non viene discusso adeguatamente e in modo esteso. Eppure segnerà i nostri prossimi decenni: Milano è sempre stata una città cosmopolita e aperta. Il punto è proprio garantire questa essenza non dimenticando quali siano i nostri valori.


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