Quando si parla di Leonardo i termini “segreti” e “misteri” sono all’ordine del giorno, come nel caso del dipinto de La Dama con l’ermellino. Alcuni racconti sono solo leggende, altri hanno solo bisogno di una spiegazione scientifica. E al giorno d’oggi è più facile, sfruttando la tecnologia, togliersi ogni dubbio. È il caso del dipinto in questione. Nel poema di Bernardo Bellincioni, dedicato proprio a Cecilia Gallerani, dell’ermellino non c’è traccia, nemmeno un verso.

Possibile non gli abbia dedicato nemmeno un cenno? Sì, certamente, perché in quel dipinto l’ermellino non appariva. Facendo un salto in avanti di 500 anni, invece, dall’analisi del quadro con il L.A.M .(Layer Amplification Method) di ermellini ne emergono ben due. Quindi qual è la verità: nessuno, due o uno solo (quello visibile oggi nel dipinto)? La storia è molto più semplice di quanto si creda: il quadro di Cecilia Gallerani, concubina di Ludovico il Moro, venne modificato più volte da Leonardo. Inizialmente Cecilia era rivolta verso l’amante, poi con lo sguardo spostato.

Prima senza ermellino, poi con l’animale più piccolo rispetto a quello che vediamo oggi ed in un’altra posizione, per poi arrivare a quello che tutti conosciamo. Nel mezzo cambi anche di costume della Dama, modifiche alla posizione della mano destra e tanti altri dettagli. Spariscono anche fiocchi e ricami dell’abito, una delle sigle leonardesche.

Motivo della comparsa dell’ermellino? Si pensa che sia stato proprio Ludovico Sforza, detto Il Moro, a volerlo nel dipinto: nel 1488 venne, infatti, insignito della qualifica di membro dell’ordine dell’ermellino dal re di Napoli.


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