area b
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Poco meno di un mese di Area B, la Ztl più grande sicuramente d’Italia e tra le più estese d’Europa. Una misura necessaria: ci ripetiamo troppo spesso che la questione ambientale non è più rinviabile e poi però restiamo fermi e inerti di fronte ai cambiamenti climatici. Fare qualcosa non è urgente, di più. Come tutte le cose, però, i miglioramenti in corso d’opera devono essere presi in considerazione.

C’è un difetto nell’iniziativa presa dal Comune di Milano: lo scarso o nullo coinvolgimento dei comuni dell’hinterland confinanti con la città. Molti di questi, dall’entrata in vigore di Area B, soffrono di un sovraccarico di traffico e, di conseguenza, un aumento delle emissioni e dell’inquinamento. Se i varchi sono posizionati prima dei parcheggi in prossimità delle stazioni della metro, se non viene concordata una strategia a livello metropolitano, il rischio è solo spostare il problema dalla città ai comuni limitrofi.

Milano è una città che di giorno ha più del doppio di abitanti rispetto ai residenti: i cosiddetti “city users” sono forse addirittura maggiori dei residenti. Questo comporta uno spostamento quotidiano di massa, in entrata e in uscita. A ciò si aggiunga la natura circolare della città. La strategia, quindi, dovrebbe essere metropolitana e non solo cittadina: come fatto per la tarrifa unica dei trasporti, si può e si deve concordare con tutti i comuni dell’hinterland un piano di azione ambientale.

Perché no, estendere a tutta la provincia Area B, limitare la circolazione dei veicoli più inquinanti. Aiutare i pendolari, esigendo trasporti pubblici adeguati e investendo in aree di parcheggio e interscambio per facilitare l’uso dei mezzi. Un piano ambientale metropolitano esteso e ambizioso. Altrimenti anche le migliori intenzioni e le iniziative più giuste rischiano di scaricare costi e oneri su altri, portando benefici solo a una parte.


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