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22. 01. 2022 18:39

L’inutile e immotivato “Caso Maran”

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Per quanto eventualmente Beppe Sala lo volesse, sarebbe difficile tenere Pierfrancesco Maran fuori dalla prossima giunta. Recordman di preferenze nella lista del Partito Democratico (9.166 voti raccolti), unicum a livello nazionale, l’assessore all’Urbanistica dell’ultima giunta e prima alla Mobilità della giunta Pisapia, attende di conoscere il suo destino.

Il sindaco vorrebbe mantenere fede all’impegno di non portare gli assessori ad un terzo mandato, ma nei mesi scorsi aveva lui stesso aperto a possibili deroghe forse già sapendo che uno come Maran avrebbe fatto “cappotto”. Di più, il capolista Pd ha battuto ogni record, doppiando, ad esempio, la collega Anna Scavuzzo già riconfermata vicesindaca da Sala (ma per lei sarebbe il secondo mandato).

E allora? Diventa imbarazzante pensare di escludere dal governo dei prossimi cinque anni l’uomo che ha chiesto e ottenuto più voti dai milanesi, dimostrando di conoscere come pochi la città. L’argomento è stato toccato dal sindaco alla prima conferenza stampa dopo la rielezione, parlando di “ruoli politici di primo piano” per Maran. Difficile, però, intravedere questi ruoli a Milano. Forse cambierà delega. O forse gli proporranno la Presidenza del Consiglio Comunale, che sarebbe inaccettabile suonando come una esclusione sostanzialmente immotivata, formalmente giustificata solo dallo “specchietto” dei due mandati consecutivi. Resta la domanda: perché aprire “un caso”?

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