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01. 12. 2021 12:01

Lombardia, presente e futuro: la ragione, più che il sentimento

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Si sente sempre più spesso parlare di “sentimento antilombardo”. Come se una parte del paese che non aspettasse altro che un momento di rivincita contro i primi della classe. Come quando, al liceo, il secchione prendeva un 4 nella versione di latino.

 

Lombardia: la ragione, più che il sentimento

Dall’altro lato, come reazione, si vede una difesa cieca a volte anche davanti all’indifendibile, più che della nostra regione di chi la governa. I sentimenti sono cosa molto importante, ma è bene che stiano molto lontani dal discorso pubblico.

È stupido avere un atteggiamento quasi di rivincita nei confronti dei lombardi, così come è altrettanto sciocco non vedere quando il nostro “modello” sia profondamente entrato in crisi, tracollo aiutato da una gestione discutibile di molti aspetti dell’emergenza.

Possiamo decidere invece, di dare spazio alla ragione e alle ragioni. Non ha senso dividerci tra italiani, anche perché la crisi metterà ancora più in luce i divari storici tra le diverse aree del paese.

Al tempo stesso, sarebbe utile riflettere sul mito dell’efficienza lombarda, che evidentemente era proprio mito, sgretolato dall’impietosa e drammatica realtà: capire perché siamo stati travolti in questo modo e per quale motivo siamo stati così indifesi, incapaci di correggere errori, di trovare una strategia e una direzione.

Lombardia, il caso di Milano

In mezzo c’è Milano, anch’essa a un bivio: possiamo scegliere di essere eterni “Commendatori Zampetti”, imbruttiti e ganassa, tronfi dei nostri supposti successi, insensibili a un’autocritica che sarebbe invece più che mai necessaria. Possiamo vantarci delle nostre barchette in Sardegna o minacciare di non andare più in Liguria e paventare di dirottare i nostri preziosi danee in altri lidi.

Oppure possiamo recuperare e non tradire la nostra più profonda essenza, quella di una Milano che non chiede da dove vieni ma cosa vuoi fare, di una città che è aperta a tutte e a tutti, che ha bisogno del resto del paese e che dà, si spende per un’idea di Italia. Che sa riflettere sulla propria “ubris” e ritrovare l’umiltà necessaria per tornare a parlare e a essere empatici con il resto del nostro beneamato Paese.

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