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21. 09. 2021 16:16

Milan, serve gente vera che sposta gli equilibri

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Paradiso, Inferno e ritorno. Non potrebbe essere altrimenti se sei allenatore del Milan, ti chiamo Gennaro Gattuso e hai attraverso in pieno il cambio di società della presunta rinascita. Un anno fa era in orbita, chiamato a sostituire l’universalmente “odiato” Montella. Dopo il 3-0 patito a Verona e il 2-2 a Benevento sembrava già giunto ad un capolinea record, poi il lavoro, la sua sincerità – acerba, ma particolarmente apprezzata – e il suo rapporto franco con giocatori e tifosi hanno fatto il resto. Certo, sono arrivati pure i risultati. Anche perché, forse, non tutti hanno tenuto il conto del fatto che “Ringhio”, al momento, abbia visto dalla panchina rossonera 31 partite (praticamente un campionato) conquistando 15 successi, 11 pareggi e solamente 5 sconfitte. Un andamento molto simile a chi ad esempio, lo scorso anno, ha conquistato in extremis un piazzamento Champions. E che, giusto questa domenica, scriverà un nuovo capitolo anche del futuro dell’8 più amato della recente storia del Diavolo.

Per ora il derby ha sempre abbastanza arriso a Gattuso, che se in campionato si è accontentato di raccogliere uno stentato 0-0 nel girone di ritorno della scorsa stagione, ha già scritto la sua storia personale in Coppa Italia, con il 105 (per alcuni 104) diventato nuovo numero di maglia di Cutrone in una fredda, caldissima notte di fine anno. E proprio il giovane Patrick è senza dubbio alcuno l’essenza in campo del suo allenatore: mai domo, mai stanco, pronto a sacrificarsi e, perché no, a svegliare indirettamente qualche compagno incitando la bolgia di San Siro. Che bolgia torna ad essere, pur in trasferta, in occasione del primo derby di Gonzalo Higuain. Non che per lui sia una novità giocare e segnare gol decisivi contro l’Inter: se lo ricorderà bene Spalletti, quando lo scorso anno stava vedendo sfumare il sogno Champions all’88’ di un rocambolesco Inter-Juve. Attaccanti pesanti, insomma: una novità per questo Milan che, detto e straripetuto, dopo Pippo Inzaghi ha passato sei anni senza mai così tante gioie in attacco. Insomma, ci voleva il “più grande” per invertire il trend. Che insieme al “più piccolo” crea un tandem che può diventare davvero esplosivo. Già. Ma con quale sistema di gioco? Vale la pena proseguire con il 4-3-3 o sperimentare in maniera più assidua le due punte preferendo magari un 4-4-2?

Tanto dipende da Suso, ma presto dipenderà anche da Calhanoglu, chiamato ad essere decisivo risvegliando il miglior Hakan visto (pur a sprazzi) la scorsa stagione. E non dimentichiamo il primo derby da capitano di Romagnoli, che attende ancora di capire chi sarà in via definitiva il suo compagno nella coppia di centrali davanti a Donnarumma. Per ora Musacchio strabatte il (quasi) mai visto Caldara. Flop? No, semplicemente serve tempo per spostare gli equilibri. E lui, sì, prima o poi saprà farlo.

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