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Milano
17. 09. 2021 18:33

Milano, si avvicinano le Comunali. Dov’è finito quello spirito ambrosiano che ha sempre caratterizzato i candidati?

Una campagna elettorali che si caratterizza per toni alti e radicalismi. Dov'è finito lo "spirit de Milan"?

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Dal secondo dopoguerra a oggi, a eccezione delle elezioni del 1993 che furono segnate molto (ahimè, a posteriori possiamo dirlo) dal clima di tangentopoli, a Milano è valsa sempre una regola non scritta ma quasi innata nello spirito della città.

Milano, una campagna dai toni troppo accessi

Pur in presenza di movimenti e pensieri politici radicali, a destra come a sinistra, in città ha sempre prevalso quello spirito ambrosiano, moderato nella forma ma molto attivo nella pratica e nella sostanza. Uno spirito che si è sempre basato, essenzialmente, sulla capacità di capire i problemi sociali, economici, culturali della città e agire di conseguenza, costruendo con i risultati delle politiche un clima di condivisione tra i cittadini. Non negando le ragioni delle proteste e dei movimenti, ma tentando di capire e dare risposte.

Le elezioni di 5 anni fa, dicevano in molti, erano “win-win”: chiunque avesse vinto, tra Sala e Parisi, avrebbe incarnato quello spirito, uno più spostato a sinistra, l’altro più a destra, ma senza scossoni o traumi. Oggi quel nucleo centrale della città (non di centro, centrale, è diverso) rischia di essere schiacciato e risultare ininfluente di fronte a una campagna elettorale che sembra indirizzarsi verso uno scontro politico non cittadino ma nazionale.

In molti avevano sperato che lo “spirit de Milan” potesse influenzare la politica nazionale, migliorandone il livello e la qualità del dibattito e delle scelte. Sembra invece profilarsi, all’orizzonte, il contrario. Un candidato che rivendica di portare la pistola in ospedale (prima di domandarsi se sia legittimo o meno, chiediamoci: è da milanesi fare una roba del genere?) non si era mai visto.

Così come non si era visto, dall’altra parte, un candidato che aderisse a una formazione politica molto radicale nelle proposte e nella sua essenza. Quella parte centrale (non di centro, ribadiamolo, centrale) di Milano dovrebbe farsi sentire ora. Rivendicare il suo ruolo, la sua capacità di mettere al centro la città, di accogliere tutte le istanze politiche e farne sintesi, governo, visione. Se esiste ancora, deve battere un colpo. Non di pistola, ovviamente.

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