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27. 05. 2022 04:31

Quattro anni a Milano-Cortina, ma la città lo sa?

Lo "spirito olimpico" pare essere ancora praticamente assente tra i milanesi nonostante le molte vittorie collezionate dagli atleti azzurri

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Mentre arrivano le immagini da Pechino dell’Olimpiade invernale, con le restrizioni, i mille controlli e tamponi, l’assenza di pubblico da ogni parte del globo, ma anche con le prime medaglie azzurre, i trionfi di Arianna Fontana e Federica Brignone, la sorpresa del podio per il curling, ci si sorprende un po’ di come ancora oggi, quando mancano quattro anni esatti all’inaugurazione di Milano-Cortina, in città lo spirito olimpico sia praticamente assente.

Milano-Cortina: dov’è lo spirito olimpico dei milanesi?

Dal punto di vista istituzionale sembra prevalere (in parte giustamente) l’ansia e la volontà di far partire i cantieri e di arrivare il prima possibile preparati e con le carte in regola all’appuntamento. Ma in generale non è ancora scattata la scintilla, quel sentimento che fa sentire tutti protagonisti di qualcosa di unico. Milano non potrebbe mai competere seriamente per un’Olimpiade estiva, per molteplici ragioni logistiche, politiche, tecniche. Ma ha saputo competere intelligentemente per i Giochi invernali, che non sono assolutamente meno importanti.

L’Olimpiade, per chiunque l’abbia vissuta da atleta, tecnico, volontario, giornalista, operatore, spettatore presente, è qualcosa di davvero unico, che ti trascina in emozioni davvero inspiegabili, quasi irrazionali. Quello che viene chiamato “spirito olimpico” è davvero qualcosa di magico. Parigi 2024 e Milano 2026 segneranno il ritorno dei Giochi delle persone, del pubblico, della curiosità, di persone da ogni parte del mondo che arrivano e scoprono una città, una nazione, le sue tradizioni, i suoi abitanti. Quattro anni sono tantissimi per un atleta che vede l’obiettivo lontano. Per una città sono pochissimi.

Spiace che ancora oggi a Milano questo spirito, questo soffio di movimento, vita, speranza, non sia ancora diventato vento, quello buono che ci sveglia e non quello cattivo che abbatte alberi e scoperchia tetti. Forse, in parte, la colpa è di una politica che non sa più creare visioni condivise. È un peccato, perché arrivare preparati ci consentirebbe di vivere al meglio uno degli eventi più belli al mondo.

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