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26. 09. 2021 09:36

Milano riparte se siamo più felici. E vaccinati

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Eravamo immobili, poi siamo ripartiti. Adesso sembra il caos. Di idee, prima di tutto. Lo capiamo bene a Milano, dove la città che tutto muove e tutto traina si è trovata improvvisamente sola, tanto quanto bisognosa di recuperare la strada apparentemente perduta.

Siamo agli albori della seconda estate “di ripartenza”, ma il clima rispetto a dodici mesi fa sembra diversissimo. Quasi agli antipodi. Dopo il duro lockdown di inizio 2020 prevaleva la voglia più romantica ed emozionale di rinascere e ricominciare, i dehors – pur non senza polemiche – la facevano da padroni e chiunque (o quasi) bramava l’arrivo dei vaccini il più presto possibile.

Oggi, dopo un anno in cui ne abbiamo vissute di tutti i colori – e non solo metaforicamente -, prevale un sentimento, sì, in parte fisiologico e comprensibile, ma anche un bel po’ pericoloso. Non è solo cinismo, non è solo sconforto. Non è solo incazzatura e non proprio menefreghismo. Non è individualismo tout court e non è solo biasimo. È un po’ di tutto questo. E si chiama aridità.

BASTA SENTENZIARE, BASTA PREVALERE

Oggi siamo un popolo più arido. Stanco. Voglioso di dire più che di fare, di arrivare e di imporre, di sentenziare e giudicare. Di prevalere, insomma. Ma con meno strumenti di prima. Con meno entusiasmo e meno raziocinio. Sembra di vivere in un tempo di nessuno, dove tutti hanno la soluzione in tasca ma dove, al contempo, nessuno riesce a godersi davvero la propria felicità. Se non a tratti.

A Milano sembra di vivere una Tangentopoli emotiva dopo quei fasti che ci avevano proiettati lassù, in alto. Erano state costruite delle basi importanti, non solo da Expo 2015 – che pur aveva dato uno slancio importante – e ora si cerca di ripartire dal febbraio 2020 come se in mezzo non fosse accaduto quasi niente.

Come se una campagna elettorale partita fra pantomime deprecabili e sorrisi in faccia a migliaia di morti possa bastare per riannodare fili ormai rotti per sempre. Sarà un settembre caldo, senz’altro. Fra gazebi e “saloncini” azzoppati, con la paura di rimanere ancora chiusi a casa nonostante la Lombardia sia la regione con più vaccinati in assoluto.

IL VACCINO, PRIMA DI TUTTO

Già, il vaccino. Chi ama Milano, oggi non può che scegliere di vaccinarsi. Sì, è una presa di posizione. Forte e chiara. Magari insolita per Mi-Tomorrow, per chi ci legge ormai da otto anni e ne ha sempre apprezzato un’informazione chiara, proiettata al futuro, ma mai sbilanciata.

Eppure adesso è il momento di dire basta al concetto di libertà stressato al punto da interpretarlo opportunisticamente come il diritto del singolo individuo di poter fare ciò che vuole e preferisce, a prescindere da qualsiasi nesso o condizione. Senza valori condivisi e partecipati, sui quali – fino a prova contraria – si fonda la società in cui viviamo, diventa praticamente impossibile ogni forma di convivenza.

Nell’ultimo anno e mezzo, dicevamo, Milano è passata da uno splendore fin troppo ostentato ad una condizione di schiavitù dettata da un virus che è riuscito ad indebolirci nel lavoro e nelle relazioni, prerogative che hanno fatto grande questa città. Costretti a ridurre la socialità e la creatività, siamo ormai assuefatti all’idea di soccombere per impotenza. Oggi, tuttavia, il vaccino è un fatto decisivo che rappresenta l’unica frontiera della libertà.

RIPRENDIAMOCI TUTTO, MA…

Di fronte ai cittadini che finora non hanno aderito alla campagna vaccinale, l’aspetto più insopportabile sono gli appelli politici alla «libertà dei singoli individui». Chi si sbilancia in questo esercizio ignora come ognuno di noi sia chiamato ad una responsabilità, cioè aderire alla vaccinazione e ai comportamenti corretti, per essere insieme liberati dalla schiavitù.

Tutti i milanesi hanno imparato ad amare e ad apprezzare la straordinaria carica emotiva del Salone del Mobile, con i suoi eventi del Fuorisalone, delle partite a San Siro, dei concerti, del giro del mondo tra le culture di Artigiano in Fiera. Ma anche la voglia di godersi un film al cinema, uno spettacolo alla Scala, una cena al ristorante. Ecco, se amiamo Milano e la vita, non ci sono altre strade che contrattaccare per fronteggiare il nemico invisibile che ha ribaltato i nostri paradigmi quotidiani. Il bene comune passa dalla scelta di ognuno di noi.

SEMPRE CON VOI

Ci ritroviamo a settembre, quando il numero dei contagi dovrà farci meno paura perché saremo tanti (se non tutti, magari) più protetti e desiderosi di riprenderci in mano le opportunità che questa straordinaria città continuerà a proporci.

E chi, gioco forza, dovrà trascorrere agosto all’ombra della Madonnina potrà prendere spunto anche dalla nostra guida estiva. Insomma, non vi lasciamo mai. Nemmeno su mitomorrow.it.

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