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23. 06. 2021 04:59

Arriverà anche il momento della post verità. E ci saremo

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Diciamolo ormai chiaramente: sul Covid-19 sembra che in pochi ci abbiano capito qualcosa. E se ciò è grave tra la popolazione, che ancora non comprende appieno quali siano le vere misure di protezione efficaci, diventa gravissimo dal punto di vista di chi ci governa che ormai settimanalmente ci massacra di decreti e ordinanze che sottendono un unico pensiero: non esiste alcuna strategia.

Il virus corre. Corre veloce. E nessuno sembra stare al passo. Fin qui potrebbe subentrare la rassegnazione. Purtroppo, però, si inserisce il sentimento di rabbia se pensiamo che il lockdown, prima, e l’estate, dopo, ci avevano offerto un vantaggio sciupato letteralmente nelle ultime tre settimane.

Responsabilità. Non possiamo giudicare quali fossero le misure più opportune (si dibatte ormai da giorni sull’opportunità di salvaguardare ad ogni costo la scuola), ma, di certo, alcune scelte fatte in estate si sono rivelate tremendamente sbagliate. Si sbaglia, è umano. Si persevera ed è diabolico.

Oggi ne fanno le spese soprattutto la ristorazione, la filiera alimentare che sta dietro il mondo dei locali pubblici, la cultura, il settore del benessere e dello sport. Si è favorito per mesi lo “stare all’aperto”, incoraggiando bar, pub e ristoranti ad occupare suolo pubblico all’esterno. Poi il Covid ha svegliato le coscienze di virologi e scienziati e la movida è diventata la “bestia” da abbattere in ogni modo. Cosa c’è dietro questo mondo? Cuochi, camerieri, baristi, cassieri e cassiere. No, c’è molto altro.

Ci sono macellerie, ortolani, pescherie, panifici, lavapiatti, parcheggiatori, addetti alla sicurezza. E ancora: stamperie, grafici, social media manager, videomaker, fotografi, deejay, cartiere, addetti alle pulizie, organizzatori di eventi, allestitori, elettricisti, manutentori, idraulici. Mettiamoci anche pastifici, pasticcerie, mulini, venditori all’ingrosso di bibite, cantine vinicole, produttori di birre, hostess, tappezzieri, corrieri. Se allarghiamo alla cultura si aggiungono alla lista ballerini, performer, registi, parrucchieri, estetisti. E perché no, baby sitter, conducenti Ncc, tassisti.

L’elenco potrebbe continuare all’infinito, ma gli aiuti promessi domenica (puntualmente all’ora di pranzo o di cena) arriveranno in base a qualche Codice Ateco che ridurrà di almeno due terzi tutti i soggetti colpiti da questi nuovi provvedimenti.

Salute. Si chiude per tutelare la “salute” ed è sacrosanto. Si richiedono sacrifici per assicurarci un Natale sereno. Se poi le cose non si mettessero bene, sarà ancora “colpa” dei ristoranti aperti a pranzo, dei negozi ancora con le saracinesche alzate (per non morire, mica perché c’è clientela). E si ricorrerà ad un nuovo Dpcm.

Ci hanno raccontato che per misurare un decreto o un’ordinanza ci vogliono due settimane. Qui in dieci giorni abbiamo registrato tre Dpcm e un’ordinanza della Regione Lombardia: chi ha misurato gli effetti dei provvedimenti bocciandoli prima che potessero essere recepiti? Sono domande alle quali bisogna prima o poi dare risposte. Serie, credibili, vere.

Mi-Tomorrow. Continueremo a lavorare per raccontarvi storie, verità e – speriamo presto – analizzare anche una post verità. Nel frattempo, non spariremo. Resisteremo con i mezzi a nostra disposizione per esserci, nei limiti di quel che ci è consentito e di quello che il mercato riuscirà ancora a sostenere l’editoria.

Intanto oggi proviamo a capire come ancora una volta alcune categorie, colpite duramente dal nuovo Dpcm, proveranno a reinventarsi. Lo faranno dopo un lockdown, dopo aver sostenuto spese importanti per mettersi in regola con la riapertura di maggio e dopo un’estate di timida ripartenza. Ce la faranno? Continueremo a raccontarvelo.

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