Questa è la storia di Nadia Righi, nata a Milano e laureata in lettere moderne. Prende la specializzazione in Storia dell’Arte, anche perché è proprio l’arte il suo grande amore.

 

La storia di Nadia Righi si intreccia con quella del Museo Diocesano nel 1999. Sta per partire per un periodo di stage al Louvre, quando le propongono di diventare curatore di un museo che ancora non c’è. Nadia accetta e, al ritorno da Parigi, inizia a lavorare al Progetto Diocesano: sono due anni di grande lavoro dietro le quinte.

Si sta costruendo qualcosa di nuovo e di importante per Milano, che vedrà la selezione di capolavori della Diocesi. Il Museo è fortemente voluto dai vescovi, che volevano un luogo che raccontasse la storia della Chiesa.

Nadia Righi affianca il lavoro al museo a quello di guida, perché per lei Milano è «una grande esposizione a cielo aperto, di cui tutti dovrebbero conoscerne la storia». Nel 2017, dopo quasi vent’anni, diventa direttrice del Museo che oggi, oltre ad un nutrito programma di mostre, propone anche l’esclusivo bistrot tra i meravigliosi chiostri.

E domani quali saranno gli obiettivi del Diocesano? «Lavoriamo con una programmazione a lungo termine, che ha come focus la diffusione della bellezza, con attività anche piccole, ma significative. È importante sfruttare nuovi linguaggi e nuove forme artistiche, accompagnando i nostri visitatori nel cogliere il significato dell’arte che spesso vuole raccontare il senso delle cose. L’arte è quella cosa che, grazie alla sua bellezza, ti spalanca il cuore».

Nadia Righi
Nadia Righi