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06. 08. 2021 01:12

Programmazione e serietà, non tagli dei nastri

Il Vax Day è stato celebrato dai media come la via verso la normalità. Al di là dei proclami il successo si potrà valutare dai risultati sul campo. Il racconto nel nostro editoriale di oggi

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Usando una metafora calcistica, questo 27 dicembre è come il giorno della presentazione di un grande campione. Avete presente quei grandi show che, anche a San Siro, sono andati in scena al momento dell’arrivo di fuoriclasse come Ronaldinho o Zlatan Ibrahimovic? I flash dei fotografi, l’emozione dei tifosi, le promesse di amore eterno per la nuova maglia.

Poi arrivano le partite e i risultati cominciano ad essere misurati in base alle prove sul campo. Ecco, oggi abbiamo vissuto e raccontato la giornata simbolica di inizio delle vaccinazioni anti-Covid. La ricorderemo come la domenica dell’inizio della fine dell’incubo. Sarà una strada lunga, come ha tenuto a ricordarci subito il ministro della Salute, Roberto Speranza, che proprio oggi ha voluto avvertirci: «Le zone rosse non sono finite».

Al di là del sacrosanto dovere di celebrare al meglio una conquista per l’umanità (vaccino in tempi record), la prima partita d’esordio non convince. Già, perché i conti non tornano. Il commissario Domenico Arcuri, che dovrebbe ancora imparare ad indossare correttamente la mascherine anche sopra il naso, ci dice che ogni stato europeo ha ricevuto circa 10.000 dosi per l’odierna vaccinazione simbolica.

Tuttavia, i media tedeschi riportano che la Germania ne ha ricevute oltre 150mila. E di fronte a quest’osservazione il nostro commissario ha prima tergiversato, poi ha addotto motivazioni di carattere demografico, ignorando che la Germania non ha quindici volte la nostra popolazione, ma appena un 20% in più.

Insomma, proviamo davvero a non scadere nel ridicolo o nel balbettio, perché la storia recente ci ricorda come siamo bravissimi a tagliare nastri di opere incompiute. Sarebbe il più grande autogol.

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