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23. 06. 2021 13:21

Ma tutti questi mesi a che cosa sono serviti?

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La seconda ondata della pandemia si è abbattuta su tutta l’Europa. La pseudo-spensieratezza di un’estate vissuta quasi nella normalità (e forse qui c’è un primo problema) ha lasciato il posto al ritorno di una preoccupazione angosciante.

Quasi tutti i governi hanno dovuto ricorrere a misure restrittive più o meno pesanti, chiudendo attività ritenute non necessarie, istituendo forme più o meno estese di coprifuoco, creando “zone rosse” nelle aree più colpite dal contagio. Eppure la scienza ci aveva avvertito dell’altissima probabilità che il virus si sarebbe ripresentato con forza.

Durante i mesi più duri della primavera, in molti avevano indicato le priorità per riuscire a convivere con il virus fino a quando non ci sarà un vaccino o una cura definitiva: ripensare gli orari delle città, i trasporti, potenziare il tracciamento, rafforzare la sanità territoriale, estendere i controlli per individuare chi non rispettava i protocolli indispensabili per prevenire il contagio, favorire il lavoro da casa. Potremmo continuare con l’elenco.

Dire che nulla è stato fatto è profondamente sbagliato, ma al tempo stesso negare ritardi, errori e omissioni è ugualmente miope. Il fatto che ciò sia avvenuto in tutto il continente (forse si salva la Germania come sistema) non può significare l’autoassoluzione. Siamo tornati a vivere l’angoscia, ma siamo provati e più “stanchi” rispetto a marzo-aprile. I ristoratori o gestori di locali che hanno seguito le regole, rinunciando anche a clienti per questo, si trovano accomunati a quelli (purtroppo, non pochi) che invece se ne sono fregati. E così potremmo dire per altre categorie.

Ognuno di noi vive questa realtà: il nuotatore, l’attore di teatro, l’insegnante, il musicista, il commerciante. La nostra situazione particolare ci impedisce forse di capire le ragioni generali che spingono Governo e Regioni a prendere decisioni drastiche dettate dall’emergenza. Non neghiamolo, in tanti ci siamo domandati: ma tutti questi mesi a cosa sono serviti, se siamo punto e a capo?

In questa domanda (non priva di ragione così come non priva di torti) che ci facciamo c’è molto della crisi delle democrazie europee, mai così a rischio da 80 anni a questa parte.

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