Questa è la storia di Sara Santagostino, nata a Milano e ora sindaco di Settimo Milanese.

 

Ma la storia di Sara è, forse, più la storia di suo papà Angelo. Siamo tutti figli di qualcuno, continuiamo ad esserlo anche quando i nostri genitori non ci sono più. E poi c’è la SLA.

Quando vivi vicino ad una persona che, piano piano, smette di essere quella che è sempre stata, succede che il tuo ruolo di figlia cambia. La malattia dura anni. Tanti. Troppi. Quella di Angelo inizia con una piccola caduta. Da quell’incespicarsi, a suo figlio Matteo sorge un dubbio. Senza che ci fosse un reale perché.

Si chiama “istinto” ed è qualcosa che nei legami familiari si fa più forte. Ad Angelo viene diagnosticata la SLA che lo porterà nel giro di pochi anni a vivere bloccato nel suo corpo, con l’unico contatto affidato al comunicatore oculare.

Angelo ha tante cose da dire: lui, ex prete, filosofo che ha dedicato la vita all’alfabetizzazione degli stranieri nelle carceri, non sa più parlare. La sua storia diventa un film, La natura delle Cose diretto da Laura Viezzoli. Angelo muore nel 2014. Lascia a Sara, appena diventata sindaco, il compito di far parlare del film, di portare la sua storia nelle sedi dove si discute del “fine vita”.

E così accade. La storia di Angelo diventa nota e il film arriva in Senato, proprio nei giorni in cui si discute sul tema: lascia tutti senza parole.

Chiedo a Sara cosa pensi della Legge 219: «Prima non c’era niente. È stato un passaggio epocale: si parla di cure che una persona sceglie o rifiuta liberamente e coscientemente. Prevede che ci sia una reale informazione da parte dei sanitari, sia ai malati che alle persone sane, offrendo indicazioni precise per maturare un consenso o un dissenso a varie forme di cura». Una pietra miliare.

Sara Santagostino: «La legge 219 un passaggio epocale»
Sara Santagostino: «La legge 219 un passaggio epocale»