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«La luna è una lampadina e le stelle sembrano limoni tirati nell’acqua». Così cantava il grande Enzo Jannacci, mentre il protagonista della sua canzone camminava avanti e indietro sul marciapiede aspettando Lina, che però preferiva il più ricco barbiere.

Chissà se qualche milanese l’altro giorno, guardando la Luna così vicina al Duomo, mentre con lo smartphone o con una macchina fotografica iper professionale provava a immortalare lo spettacolo del nostro satellite che pareva volesse abbracciare la nostra Madonnina, ha canticchiato dentro di sé quella canzone dell’Enzo.

È stato uno spettacolo cosmico che le strumentazioni moderne, i pixel, gli obiettivi, le telecamere riescono a conservare, fissare, tramandare. Così una sera di febbraio del 2019 resterà impressa, online, sospesa nella dimensione spazio temporale, in qualche modo eterna. Possiamo guardarla e riguardarla quella luna, modificarne i filtri, così come quella Madonnina ci sembrerà sempre lì per allargare le braccia e prendere quella palla luminosa tra le mani, come se ci volesse giocare, come se ce la volesse passare solo per un secondo.

Sì, Milano certe sere è uno spettacolo ancora più grande rispetto alla sua normalità. «El trentun l’è già passaa, de vintott ghe n’è pu, me tocca andaa a caa a pee, Lina»: anche questi versi resteranno a loro modo eterni, come simbolo di un amore sconfitto tremendamente meneghino. Dedicati a una Lina che non c’è più e a una Luna che ci farà sempre sentire un po’ meno bauscia, quantomeno in quelle sere così, in cui non si può fare a meno di fermarsi e guardarla così bella sopra la nostra città.


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