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Milano
30. 11. 2020 08:49

Spiegateci in quale fase siamo

Mascherine, distanze, igienizzanti. In questi mesi abbiamo imparato le “buone maniere”, ma pare che ancora più rapidamente ce le siamo scordate

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Non ho abbastanza competenze e presunzioni scientifiche per determinare chi abbia più ragione tra il partito di Alberto Zangrillo, che continua ad elargire pillole di ottimismo sul Covid, e quello di Massimo Galli, che non perde occasione per lanciare allarmi. Tuttavia, ci sono dei fatti evidenti che è bene mettere in evidenza.

Il primo riguarda ciò che sta avvenendo intorno a noi: le seconde ondate di contagi, certamente più controllabili rispetto a febbraio-marzo, sono un fatto certificato. Se Hong Kong, che per la prima volta ha chiuso totalmente i ristoranti, ci sembra lontanissima, basta vedere quanto sta avvenendo nella più vicina Spagna, dove Barcellona è stata messa in semi lockdown e verso la quale alcuni Paesi come Francia e Germania hanno disposto limiti e chiusure.

Il secondo fatto riguarda più direttamente i nostri comportamenti. Caduto l’obbligo della mascherina all’aperto in Lombardia, in tanti ormai se ne dimenticano anche quando entrano in un bar o in un negozio. Gli stessi ristoratori e negozianti che prendono la temperatura all’ingresso si sono rapidamente ridotti, inducendo così implicitamente e senz’altro involontariamente ad una sorta di “liberi tutti”.

Nessuno certo auspica una “società del terrore”, dove appare fin ridicolo un controllo a campione con raffica di multe in metropolitana come avvenuto in Garibaldi. Però la prudenza è una virtù che non dovrebbe ancora essere abbandonata. Ci apprestiamo a vivere un autunno “caldo” con gravi ripercussioni a livello sociale. E Milano oggi sembra davvero essere la città più indietro rispetto al resto del Paese. Nuove prescrizioni o, peggio ancora, chiusure sarebbero un boomerang devastante: un colpo di grazia da scongiurare con ogni mezzo, che non è certo il terrore o lo spionaggio.

Viviamoci, ma non abbandoniamo quelle poche e semplicissime regole che abbiamo imparato stando in casa a impastare pane e purtroppo a contare malati e morti. Altro fatto, quest’ultimo, che qualcuno farebbe bene a ricordare anziché gettarsi in grottesche affermazioni.

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