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10. 05. 2021 06:01

La stadio sì, la cultura no? Una nuova farsa

Non si placano le proteste per la decisione di riaprire gli stadi in vista degli Europei. E gli altri?

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Il via libera del Governo alla presenza dei tifosi allo stadio per l’Europeo di calcio della prossima estate ha scosso il settore della musica. «Se è possibile accedere in uno stadio con 16mila persone per il calcio deve essere possibile anche per un concerto.

E’ una questione di principio, il mondo della cultura non può essere trattato in questo modo», ha tuonato Enzo Mazza, Ceo di Fimi, la Federazione dell’industria musicale italiana, parlando di «discriminazione» e chiedendo l’apertura immediata di «un tavolo di confronto per ottenere quanto meno un trattamento equivalente».

«È evidente – sottolinea Mazza – che siamo di fronte ad una farsa. Si dibatte su protocolli stringenti sui quali dovrebbe esprimersi il Cts, per consentire quest’estate eventi musicali con mille o poco più persone all’aperto e nello stesso momento si approva un piano per l’accesso di oltre 16mila persone all’Olimpico in occasione degli europei di calcio? I danni causati al mondo dello spettacolo e della musica dal vivo dopo oltre un anno di pandemia e restrizioni sono immensi».

Nel chiedere un tavolo di confronto con il Governo, il settore della musica dal vivo, in particolare, e della cultura, più in generale, sembrano essere arrivati ormai al punto di esasperazione tale da non permettersi ulteriori proroghe. Anche perché dall’Europa arrivano esperienze, come il recente concerto di cinquemila persone “tamponate” a Barcellona, che apre nuovi interrogativi su protocolli e volontà politica nei confronti delle aperture.

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