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Milano
16. 04. 2021 14:00

Tassisti, la lobby che lascia a piedi

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Non è il solito commento per attaccare la categoria dei tassisti milanesi. E’ semplicemente un fatto. Accaduto e documentato anche in presa diretta sulla pagina Facebook di Mi-Tomorrow sabato scorso, 3 novembre. Sono passate da poco le 23.00. A Linate il traffico aereo in arrivo è di quelli di un normalissimo sabato sera. La gente sbarca, ritira le valigie e si avvicina all’uscita nella speranza – per chi liberamente decide di farlo – di trovare un taxi per tornare a casa o raggiungere l’hotel prenotato.

Niente da fare. Di auto bianche non c’è nemmeno l’ombra. Nel giro di dieci minuti ne arrivano appena tre. Ma la coda è lunga, almeno cinquanta persone in attesa. Eppure non ci sono scioperi. Nemmeno partite serali a San Siro. Non è tempo di Salone del Mobile. Neppure di sfilate. E’ un sabato di ponte, per carità. La città si è svuotata. Anche i tassisti vanno in vacanza. Ma è pur sempre novembre. E qui c’è un Comune che continua (giustamente) a fregiarsi di essere tra i più internazionali e visitati in Italia ed Europa. La soluzione, in circostanze come quelle di sabato a Linate, è affidarsi al famigerato e tanto odiato (dai tassisti) Uber. L’auto (pulita) la chiami via app, arriva in tre minuti d’orologio, costa di più del tassametro di un taxi, ma sei sicuro di arrivare a casa e, prima di partire, anche di quello che spenderai. «Vengo a prenderla un po’ più avanti del parcheggio taxi, altrimenti rischio il linciaggio», spiega un driver di Uber. Ma chi può linciarlo tra gli inesistenti tassisti? Qualcosa non va, cari Sala e Granelli.

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