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12. 05. 2021 21:54

Con la zona gialla scoppia la “terza ondata di moralismo”: ne abbiamo proprio bisogno?

Il passaggio in zona gialla ha riportato in auge i "moralizzatori". È davvero necessario criticare i cittadini che compiono azioni consentite dalla legge e dai comitati scientifici?

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La Lombardia è finalmente tornata in zona gialla. Certo, andrebbe fatto un serio ragionamento sul perché siamo restati in zona rossa prima e arancione poi, più tempo del dovuto.
Tra pallottolieri e calcolatrici, abbiamo dato l’ennesima pessima prova, in barba alla “teologia dell’efficienza” che abbiamo sostenuto negli ultimi 25 anni. Prima o poi si capirà. Detto questo, sappiamo cosa vuol dire zona gialla: bar e ristoranti aperti fino alle 18.00, più negozi, più possibilità di movimento.
Ma già, implacabili, si sentono le voci di quanti contestano il comportamento delle persone che escono, vanno al bar, mangiano al ristorante. Siamo già davanti alla terza ondata di moralismo, seppur meno forte delle precedenti.
Sia chiaro: non compete a chi scrive stabilire se ci sono le condizioni per riaprire o meno. Ci sono comitati tecnico-scientifici che lavorano per questo, stabilendo parametri, regole, protocolli (poi bisognerebbe aiutarli facendo bene i conti).
Se la Lombardia e Milano sono in zona gialla è perché i parametri decisi dalle autorità sanitarie e politiche lo consentono. Quindi, in sostanza, ai milanesi è consentito fare delle cose che prima non potevano. Contestare come irresponsabile un cittadino che va a bersi una birra al pub, o che si siede a un tavolo per mangiare una pizza o una bistecca, è un atteggiamento intollerabile.
Torniamo sempre alla casella di partenza: se si ritiene che non siamo nelle condizioni di abbassare la guardia, di riaprire, di tirare un po’ fuori la testa, si contestino le decisioni politiche, le scelte dei comitati tecnico-scientifici. Prendersela con chi fa delle cose, tra l’altro consentite dalle leggi in vigore, è solo facile moralismo. Evitiamocelo, se possibile, almeno questa volta.

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