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22. 10. 2020 05:05

Tra il dire e il fare

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Si conclude la prima settimana di FareMilano, l’iniziativa lanciata dal sindaco Sala per immaginare la città del futuro.

Un mese intero dedicato ai problemi e ai temi che saranno al centro della vita della città nei prossimi anni, con l’obiettivo di costruire una sorta di programma di azione per il domani di Milano.

I primi sette giorni sono stati dedicati allo sviluppo di idee, organizzati a porte chiuse, coinvolgendo circa 700 esperti, istituti di ricerca e realtà altamente qualificate. Una scelta che può apparire elitaria e poco aperta alla città: in effetti i report di fine giornata non svelano granché su quanto sia stato prodotto nelle singole sessioni di lavoro.

Attendiamo la seconda settimana, quando inizieranno gli eventi aperti ai cittadini “comuni”, per capire cosa sia stato elaborato e quali idee siano state messe in campo. E, soprattutto, se ci sarà spazio per i contributi delle tante associazioni e realtà che in città operano quotidianamente.

Nulla contro le élite, anzi, è forse giunto il momento di tornare a riconoscere il loro valore e la loro necessità, specie in un periodo come questo in cui abbiamo bisogno di idee nuove e di soluzioni inedite. Ma anche la partecipazione e la condivisione sarà fondamentale perché le idee devono essere acquisite, metabolizzate, discusse: non calate dall’alto.

In questo senso, migliorare la comunicazione sarebbe un passo, decisivo, in avanti per non lasciarci la sensazione di non contare poi granché. Ogni rifondazione (e noi siamo in un periodo di rifondazione) deve vedere tutti gli attori coinvolti, partecipi, consapevoli di avere un destino comune. Altrimenti si va in direzioni opposte, senza la possibilità di costruire.

In breve

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