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30. 09. 2020 08:34

Riapre il Ribot Milano, Niccolò Frediani: «Il cuore sposta gli equilibri»

Frediani continua ad alimentare la favola familiare del suo locale a Milano tra presente e spunti per il futuro: «Stiamo capendo tante cose nuove»

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Ha riaperto da pochi giorni. Sfruttando al meglio il grande giardino che il suo locale può vantare. In realtà Ribot Milano (via Cremosano, 41) non aveva praticamente mai spento i motori, tra il servizio delivery e il lancio del servizio macelleria (a domicilio) che ha coccolato nuovi e storici clienti durante tutto il lockdown.

 

Riapre il Ribot Milano, l’intervista a Niccolò Frediani

Consapevole delle difficoltà della Fase 2, il titolare del Ribot Milano, Niccolò Frediani – terza generazione alla guida del ristorante – tira dritto con ritrovato entusiasmo: «Se ci fermiamo a contare tutti i punti critici, non ripartiamo più», ha raccontato in una live story Instagram sul profilo Mi-Tomorrow.

Frediani, non siete stati mai fermi: vi siete inventati delle alternative sin da subito…
«Siamo stati a casa solo tre o quattro giorni. Ho moglie e tre figlie, sono diventato matto e sono tornato subito a lavorare. Abbiamo messo su questa macelleria, consegnando carne ad amici e conoscenti. Poi la cosa è diventata più importante e ha preso corpo questa nuova attività. È andata bene: era un sogno che avevo. Abbiamo portato la filosofia di Ribot Milano a casa dei nostri clienti, ci siamo ritrovati così».

Come sta andando?
«All’inizio ero preoccupato di aver fatto una scelta incosciente, poi è andata bene. Sono stato aiutato e siamo riusciti a regalare qualche serata diversa a famiglie che erano in casa. Siamo partiti a piccoli passi, ho ricevuto ringraziamenti e questo mi ha reso orgoglioso. Mi ha fatto molto piacere, mi sono riempito di entusiasmo».

Ha attivato anche il menù delivery?
«A metà aprile, appena abbiamo potuto. Abbiamo proposto un menù ridotto e rappresentativo, ci siamo arrangiati».

Andrete avanti?
«Non credo tanto nel delivery. Prende sempre più forma l’idea di ricreare una cena al ristorante a casa, così da poter vivere un’esperienza garantita: questa sì che mi piace. Mantenendo la qualità, ricreando una situazione. Il segreto è questo, ci vuole sempre l’emozione altrimenti si ha vita breve. Il cuore sposta gli equilibri».

E la famiglia è parte del suo cuore.
«Purtroppo ho perso mio papà cinque anni fa, con grande orgoglio e umiltà porto avanti tutto. Sento che Ribot è parte della città e dei milanesi. Ci tengo molto, è il nostro mondo».

Una luce, dopo mesi bui.
«A livello economico è stato un bagno di sangue, però mi ha emozionato raggiungere le case dei nostri clienti. Non bisogna lavorare per i soldi: questa è sempre stata l’anima della mia azienda».

Che cosa la spaventa per il futuro?
«Sono molto ottimista, ma anche parecchio realista. Quando si ha un attività, si hanno delle responsabilità. A casa ho delle bambine e lavoro per loro, ma ho anche 70 dipendenti: si tratta di tante altre famiglie con bambini. Con loro ho un rapporto che va oltre».

Ribot Milano
Ribot Milano

Quindi non la spaventa nulla?
«Una cosa sì».

Che cosa?
«Mi rendo conto che non abbiamo certezze nel futuro. Dobbiamo essere forti, ma stiamo camminando sui carboni ardenti. Dobbiamo guardare avanti senza farci prendere dai brutti pensieri e, finché c’è vino, c’è speranza (ride, ndr)».

Sarà complicato?
«Sicuramente sì. Ho fatto un lungo colloquio con i miei dipendenti. Si è parlato di prospettiva, ma anche di responsabilità. Non dobbiamo farci prendere da brutti pensieri, perché poi si entra in un circolo vizioso. Dobbiamo mettere la benzina giusta, non si può dare sfogo al pessimismo».

In che modo?
«Tutti abbiamo le nostre ansie, ma dobbiamo cercare di non alimentarle. Se si è soggetti ad una destabilizzazione, non possiamo lasciarla indietro ma è lecito che ognuno possa sfogarla come vuole. Conoscendo noi stessi, non possiamo sbagliare».

Ora avete anche un giornale, è un’idea sua?
«Abbiamo ricevuto dei contributi per la realizzazione di questo progetto. Il Ribottino è il nostro giornale, è partito quest’anno. Mi piace molto scrivere: nasce per questa passione. È un modo per comunicare, anche in maniera diversa».

Quando esce?
«Ogni tre mesi. In un editoriale racconto gli argomenti del momento, ma ci sono pagine dedicate anche alle ricette dello chef, mentre una terza parte riguarda il mondo del vino. C’è un simpatico cruciverba, mi piace mettere giù tante idee. Ciò che propongo mi deve piacere. Il terzo numero uscirà a luglio».

Cosa ci sarà nel nuovo numero?
«Come novità, ci sarà una parte dedicata alla macelleria. Ci saranno anche dei consigli su alcuni luoghi da visitare, con i quali siamo in contatto e collaboriamo. Stiamo mettendo giù le idee migliori proprio in questi giorni».

In cucina qual è l’ingrediente che non manca mai?
«Come mi ha insegnato mio padre, il gorgonzola è l’ingrediente che va sempre. Anche con 40 gradi, non mancherà mai. La gente ama gli gnocchi con il gorgonzola e noi non ci snaturiamo. Dobbiamo restare fedeli a ciò che siamo, concentrare le nostre risorse».

Avete colto un’infinità di opportunità, insomma.
«È così, in questo periodo abbiamo capito tante cose. Proviamo a guardare avanti, non solo in chiave ristorazione. Deve sempre vincere il bene sul male, come nei film».

ribotmilano.it

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