Chef Eugenio Boer: «Serve un patto tra ristoratori per ripartire»

«Via gelosie e concorrenza, non si potrà più tirare acqua solo al proprio mulino»

chef Eugenio Boer e Carlotta
chef Eugenio Boer e Carlotta

«Io e mia moglie Carlotta stiamo vivendo questo periodo con apprensione, consapevolezza ma, soprattutto, rispettando le regole e rimanendo a casa perché si tratta di comportamenti non sindacabili e ne va della salute di tutti», racconta a Mi-Tomorrow chef Eugenio Boer, chef italo-olandese patron dei ristoranti milanesi [bu:r] e Altriménti alla guida dei quali spera di poter tornare al più presto.

 

 

Lo chef Eugenio Boer racconta i suoi giorni di quarantena e guarda avanti: «Via gelosie e concorrenza, non si potrà più tirare acqua solo al proprio mulino».

Chef Eugenio Boer, l’intervista

Chef, vede troppi trasgressori in giro?
«Troppi. Apro la finestra adesso (venerdì 20 pomeriggio, ndr) e in piazza Sant’Agostino ci sono dodici persone, di cui almeno due senza mascherina, quattro che parlano tra di loro e cinque auto in circolazione. E’ decisamente troppo».

Magari per un “mezzo olandese” rispettare le regole è più facile?
«E’ più facile perché sono abituato alla cucina che, di fatto, è un mondo militaresco. Quando ti dicono di fare una cosa non si discute, la fai e basta. L’esecuzione perfetta dei tuoi compiti è la garanzia della riuscita di un piatto. Ecco, adesso tutti dovrebbero eseguire il compito di rimanere a casa, senza cercare escamotage di sorta».

Come immagina il ritorno tra i fornelli?
«Non riesco a fare grosse previsioni, penso che tornerò a fare quello che ho sempre fatto. Di sicuro lo farò mettendoci tutto l’impegno del mondo. Ma tanto dipenderà dal protrarsi del lockdown: più il ritorno alla normalità sarà posticipato, maggiori saranno i problemi per tutti. Una cosa sarebbe tornare al lavoro all’inizio di maggio, dopo una chiusura di cinque settimane, un’altra se tutto si dovesse prolungare ancora».

Cosa servirà al mondo della ristorazione, in particolare a quello milanese, nel post emergenza?
«Una grandissima unione e uno spirito diverso. Si dovrà smettere con le invidie perché ci vorrà molto tempo prima che la gente cominci a muoversi oltre i confini, quindi noi ristoratori dovremo fare affidamento alla clientela locale e al turismo interno».

In concreto cosa dovrà cambiare?
«Non si potrà più tirare acqua solo al proprio mulino perché non si potrà pretendere che un cliente frequenti un solo ristorante. Ognuno di noi, per esempio, potrebbe segnalare altri colleghi da provare mettendo da parte, come ho detto prima, gelosie e concorrenza».

C’è qualcosa che è possibile fare anche adesso?
«Non credo che sia utile spronare la gente a prenotare ora per il futuro, anche perché, obiettivamente, non sappiamo quando si potrà ripartire. Però dovremmo in qualche modo far sentire la nostra presenza».

 Voi come lo state facendo?
«Producendo tantissimi contenuti per Instagram nei quali cerchiamo di mantenere l’interesse e la convivialità che si trovava, e si troverà, nel nostro ristorante. Del resto la parola ristorante deriva da ristoro. Questo è bene che, nel prossimo futuro, si ricordi sempre di più».

Perché?
«Credo che, insieme alle persone, cambieranno una serie di regole. Io cerco di essere il più positivo possibile, ma nessuno sarà più lo stesso dopo questo periodo».

 Potranno cambiare anche i gusti?
«Difficile dirlo, ma potrebbe anche accadere e dovremo essere preparati al cambiamento perché noi dobbiamo ristorare i nostri clienti».