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25. 07. 2024 12:49

Pizza Week 2024: la più amata del mondo arriva a Milano

Fino al 13 luglio menù speciali in tante pizzerie milanesi

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Per la prima volta Milano diventa capitale della pizza. Dopo Roma e Barcellona, protagoniste nel 2023, è il capoluogo lombardo a ospitare l’edizione 2024 del Pizza Week, che andrà avanti fino al 13 luglio. Tra le pizzerie protagoniste, c’è Berberè che in tutte le sue sedi propone in menù una pizza speciale ideata da Cesare Battisti, chef e oste del ristorante Ratanà. Da Biga stasera si cena a quattro mani, con un menù degustazione firmato da Simone Nicolosi e Raffaele Bonetta, di Raf Bonetta Pizzeria di Pozzuoli. Da Cocciuto due serate, stasera e giovedì, con pizza al padellino in collaborazione con altre pizzerie. Da Crocca in menù c’è una pizza speciale ideata da Jacopo Mercuro, di 180 gr a Roma. Dry Milano prevede menù speciali in collaborazione con altre pizzerie. DaV ha in serbo un menù degustazione di 3 pizze in abbinamento a 3 cocktail. Da Davide Longoni la pizza in teglia è con zucchine e mozzarella in cottura, ricotta mantecata con limone, alici, basilico e mandorle tostate. Una Pizza Wall of Fame è la proposta di Varrone, con una selezione ispirata ai gusti preferiti di cinque celebri milanesi.

 

Pizza Week 2024: tutte le chicche fino al 13 luglio

 

«Una città che “lievita” sempre»

Albert Sapere di Pizza Week e 50 Top pizza: «Ora anche le catene sono sinonimo di qualità»

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Anima di 50 Top pizza e di Pizza Week è la triade composta da Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere. «Quest’anno abbiamo scelto Milano perché è una città in fermento nel mondo della pizza con tante nuove aperture e grande qualità – spiega Sapere – Molte pizzerie indipendenti si sono fatte notare, e non solo. Nella nostra classifica 50 Top World Artisan Pizza Chains, in cui recensiamo catene artigianali, ben 17 sono presenti a Milano».

Come si mantiene l’alta qualità in una catena di pizzerie?
«Fino a qualche anno fa le catene erano sinonimo di qualità al di sotto della media, ma negli ultimi anni molto è cambiato. Per questo abbiamo sdoppiato le classifiche: le “pizzerie indipendenti” fino a quattro sedi, e catene artigianali dalle 5 sedi in poi. Questo ha colto un nuovo movimento e un ulteriore innalzamento della qualità».

Questo porta all’apertura ai fondi d’investimento.
«Se i fondi servono per espandere i brand e non per cambiare il modello, ben vengano».

Cosa vi aspettate da Pizza Week?
«Di fare sold-out, c’è molto entusiasmo ed eventi per tutti i gusti. Vincenzo Capuano ha organizzato una serata con M2o, Sirabella farà un 4 mani con Maicol Izzo, due Stelle Michelin di Piazzetta Milù».

Ci sono ancora margini di crescita per il mondo pizza o la bolla è destinata a sgonfiarsi?
«Oggi la pizza è la preparazione più consumata al mondo, servirebbero numeri enormi per saturare il mercato. Il boom della pizza di qualità, inoltre, sta cominciando adesso a contaminare Stati Uniti, Brasile, Spagna, Asia, Australia».

Alain Ducasse ha da poco affermato che anche le pizzerie meriterebbero di essere valutate dalla Guida Michelin. Crede che i tempi siano maturi?
«Rispondo con molto rispetto: bisognerebbe chiederlo a Michelin».

 

 

3 DOMANDE A…

 

PAOLO DE SIMONE, PATRON DI MODUS

«Provate la mia pizza al salto»

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Tra gli eventi ce n’è uno ad alta milanesità che vede Paolo De Simone, già tra i fondatori di Da Zero e oggi “papà” di Modus, unire la pizza alla cucina meneghina della trattoria Burlagiò di Rozzano. «Di sicuro ci sarà una pizza fritta con impasto allo zafferano, ragù di ossobuco e Cacioricotta di capra. Poi una pizza al salto fatta con il recupero del risotto alla milanese, ovvero riso al salto e poi perché no una pizza proprio con la cotoletta alla milanese?»

Sono pizze che potrebbero restare in carta?
«Di sicuro qualcuna rimarrà e ci sarà uno scambio con la trattoria Burlagiò».

Da Modus lei combina, nel nome del Cilento, la cultura della pizza con quella della trattoria. Questa doppia anima è vincente?
«Devo dire che il cliente si sente più rilassato: può venire per una grande pizza, stuzzicare antipasti e sfizi e condividere una pizza, o addirittura fare solo esperienza della cucina del Cilento».

Lei ha appena aperto il secondo Modus: cosa pensa della trasformazione delle insegne in catene che attirano i fondi d’investimento?
«Al momento mi interessa creare un marchio riconoscibile, quanto più unico possibile. Da Modus l’ospite deve sentirsi rilassato, tranquillo di non avere fregature, di mangiare come nel Cilento, una cucina semplice, equilibrata e gustosa, come prevede la dieta mediterranea. Detto questo, senza snaturare la mia idea, se un domani dovesse servire un ingresso di capitali finanziari che ben vengano».

In breve

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