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23. 06. 2021 04:14

Roberto Rinaldini racconta la sua quarantena: «L’onda del delivery sarà ancora lunga»

In livestory su Instagram ha raccontato ai lettori di Mi-Tomorrow la sua quarantena a Rimini, con l’occhio a Milano: «La paura non svanisce in un attimo: il servizio di consegna a domicilio è una comodità»

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Anche la pasticceria, come molti ristoranti, sopravvive all’emergenza Covid-19 grazie al delivery. Ne sa qualcosa Roberto Rinaldini, tra i più noti volti dell’arte bianca italiana, riminese d’origine e milanese d’adozione con il suo negozio (chiuso temporaneamente) in via Santa Margherita. Tuttavia, per il futuro c’è speranza: «Se il milanese uscirà con lo spirito giusto, sarebbe già una bellissima cosa», ha raccontato ai lettori di Mi-Tomorrow durante una livestory sulla nostra pagina Instagram.

 

 

Roberto Rinaldini, l’intervista

Rinaldini, come si trascorre la quarantena ai tempi del coronavirus?
«Sono sempre attivo: sto preparando un nuovo libro e, vivendo sopra il mio locale a Rimini, riesco a fare prove ed esperimenti».

Che cosa ha riscoperto in queste settimane?
«Noi ci siamo subito attivati con il delivery per tutti i locali che abbiamo in Italia. Non ho tanto tempo per me, anzi sto lavorando ancora più di prima a causa del personale ridotto. Io e mia moglie copriamo il primo punto vendita, mentre lo staff principale – ridotto dell’80% – sta gestendo gli altri. Vivo anche la mia famiglia, riesco a vedere i miei figli tutte le mattine: è una grande fortuna».

Il delivery è qualcosa che resterà anche nella fase 2?
«La paura non svanisce in un attimo: le persone saranno molto più attente, il servizio delivery è una comodità e tanti locali ne stanno usufruendo. Posso dire che la ripresa nei locali sarà molto lenta e per questo l’onda del delivery sarà ancora più lunga del previsto».

Come si può inseguire il “mito Rinaldini”?
«È fondamentale sfruttare questo tempo nel migliore dei modi. Si può imparare una lingua in 80 giorni, quindi si può anche sperimentare in cucina. È un ottimo momento per testare le tecniche, ci sono anche i social che aiutano: io solitamente correggo considerazioni e punti di vista su Instagram. Consiglio a tante persone e spesso ci azzecco».

E per i giovani?
«Un giovane non deve assolutamente fermarsi, deve guardare avanti. Questa pandemia ci metterà alla prova alla ripresa: in questi mesi dobbiamo costruire le basi».

Come stai concependo il prossimo libro?
«È particolare, trasversale, sulla pasticceria alternativa. Nel libro non ci saranno tante ricette, ma parlerò alle persone che cucinano a casa. I pesi e le temperature sono per i professionisti, perché la pasticceria non si improvvisa, ma è qualcosa alla portata di tutti».

Che rapporto ha con i social?
«Questa è anche l’occasione per sentirsi vicini. Non ci sono differenze, ora. Siamo tutti uguali, senza preconcetti. Solitamente mi rendo disponibile a rispondere a commenti, lo facevo prima e lo faccio anche adesso. Mi piace avere un’ottima corrispondenza con i miei clienti e non solo. È la base di ogni rapporto».

La sua Rimini con i gabbiotti in plexiglass in spiaggia: che effetto fa?
«È impressionante, lo dico sinceramente. Una persona come me che vede il mare dalla finestra si chiede come sia possibile. Effettivamente la distanza tra gli ombrelloni è minima, ma questa soluzione non è valida perché non puoi realizzarla in acqua o anche nelle zone comuni. Anche a livello di costo, sarebbe folle».

Che reazione si aspetta dai romagnoli?
«Uno stabilimento farebbe prima a non aprire o mettere gli ombrelloni a distanza di sicurezza. Oggi ci sono tante persone che non rispettano le regole, potranno rispettarle in spiaggia? Nella migliore delle ipotesi a luglio si potrà circolare, ma la gente avrà voglia di vacanza? Sono tutte valutazioni da considerare».

Percepisce preoccupazione?
«Assolutamente sì, gli albergatori sono depressi. Tutte le prenotazioni sono state cancellate e non partiranno per la stagione. Nel caso dovessero aprire, con quali prezzi? La gente arriva dalla cassa integrazione, c’è anche chi ha perso il lavoro. Il 50% degli italiani viene qui, con costi abbordabili. Se non hai le risorse, probabilmente stai a casa».

Una Milano senza turismo, sarà un’occasione per coccolare i milanesi?
«Con il delivery stiamo aiutando i milanesi, cercando di essere più precisi con un’offerta migliore. Se il milanese uscirà con lo spirito giusto, sarebbe già una bellissima cosa. Per noi il cliente viene al primo posto, per indole. Il motto di mio nonno era: “Quando il cliente è contento, siamo contenti tutti”. Quando non ci sono o sono scontenti, abbiamo perso il senso del nostro lavoro».

In questo periodo, anche per chi ha un’impresa è il tempo per ripensarsi?
«Noi stiamo lavorando al Natale e su prodotti nuovi. Rivedremo certe dinamiche all’interno della produzione: dobbiamo anche capire dove sta andando il mercato. Senza perdere identità e senza cambiare filosofia».

Rinaldini, pasticceria
Rinaldini, pasticceria

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