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11. 05. 2021 06:35

La Sbagliata ha preso il volo: la storia di un errore di successo

Matteo Stefani (Anche*): «Un’idea nata da una svista in pandemia

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Se oltre a una pandemia globale ci si mette anche uno sbaglio, il risultato può essere un vero disastro. Ma “Anche” no. Lo sa bene Matteo Stefani, proprietario di Anche*, la micro-catena di ristoranti milanesi, in via Carmagnola, via Perugino e a No-Lo che, circa una decina di anni fa ha lanciato la cotoletta sbagliata.

In principio. Un piatto che ora è icona ma in principio sembrava essere nata per caso, da un errore di valutazione. «Il nostro macellaio di fiducia – racconta a Mi-Tomorrow Stefani, perginese d’origine ma milanese d’adozione – ci ha chiamati per aiutarlo a smaltire una grossa partita di braciole di maiale in scadenza. Gli ho chiesto che cosa ci potessi fare e lui mi ha risposto “Cotolette”. Ero piuttosto stupito del fatto che un milanese doc mi proponesse il maiale invece del vitello. Ma lui mi disse non solo di usarla ma anche di chiamarla “Cotoletta sbagliata”».

Un esperimento, un azzardo, una leggenda? Non è dato sapere: il dato di fatto è che in città il Negroni sbagliato ha ceduto un po’ di fama alla cotoletta che, oltre al maiale, ha ricevuto una scossa di creatività nella panatura: l’arancia al posto del limone, il panko (panatura tipica giapponese) unita a scaglie di mandorle.

In poco tempo, diventò il piatto più richiesto dei locali, convincendo anche i puristi. «Di fatto, i nostri clienti ci hanno quasi imposto di metterla in menu, perché era richiestissima. Volevano proprio la “sbagliata”. Molti ristoratori cercano per anni il prodotto giusto, noi siamo stati fortunati perché ce l’hanno indicato i clienti, i veri fruitori del prodotto stesso».

Un successo a cui seguirono anche la versione mini (l’originale ha le dimensioni della classica “orecchio d’elefante”), per celiaci, vegetariani con melanzane e noci, per intolleranti al lattosio e, un piccolo spoiler, è in arrivo anche la versione vegana.

Il lockdown. Con il lockdown, oltre alle evidenti difficoltà causate dal periodo, è arrivata anche la voglia di arrivare a sempre più persone e, invece, di aprire un nuovo locale in Cina come era nei piani dell’azienda, Stefani decide di affrontare il mercato estero.

Dopo un primo test di mercato a luglio 2020 e uno più organico a settembre, la cotoletta sottovuoto era pronta a partire. In 8 mesi sono state consegnate 20.000 cotolette in tutta Italia ma anche Londra, Parigi e le montagne svizzere.

«Ora siamo in grado di portare la nostra cotoletta sbagliata in tutti i paesi europei entro le 48 ore lasciando quindi ai clienti che la ricevono, 4 giorni per consumarla».

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