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18. 09. 2021 01:08

Viviana Varese vince la “Champions” in cucina: «Via le barriere in cucina»

Viviana Varese Champions of change nei World’s 50 Best Restaurants 2021:

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Sarà consegnato ad Anversa, nell’ambito delle premiazioni dei World’s 50 Best Restaurants 2021, il riconoscimento Champions of change assegnato dalla Guida internazionale a Viviana Varese.

La giuria del premio appena istituito per porre l’attenzione su coloro «che promuovono azioni significative all’interno della propria comunità», ha scelto la chef del ristoranteViva, per il suo impegno ad abbattere le barriere nei confronti della comunità LGBTQ+ e, allo stesso tempo, a favorire l’inclusione sociale.

«Sono felice di questo premio inaspettato che ho apprezzato molto perché nel mondo dell’enogastronomia sono pochi i riconoscimenti che vanno nella direzione del sociale ed è apprezzabile che una guida così prestigiosa si stia muovendo in questo senso», ammette Viviana Varese che sarà premiata insieme allo statunitense Kurt Evans e al thailandese Deepanker Khosla.

Viviana Varese: «L’inclusione è parte integrante di Viva»

Perché secondo lei la World’s 50 Best Restaurants le ha assegnato il premio?
«Negli ultimi anni mi sono sempre impegnata ad abbattere le barriere in cucina favorendo l’inclusione delle donne per le quali l’ingresso in una brigata anche solo per uno stage è complicato, e delle persone con orientamento sessuale diverso. Per me, che sono omosessuale, è sempre stato molto naturale non mettermi a fare la conta, poi invece l’inclusione è diventata parte integrante del manifesto di Viva».

Nel concreto?
«Tre anni fa, per esempio, ho lavorato con Unhcr per inserire dei rifugiati. Sono arrivati dei ragazzi musulmani del Ghana e del Senegal che hanno portato dentro la squadra anche la diversità religiosa. Si può dire che la mia azienda è un laboratorio sociale dove tutti imparano a convivere con le naturali differenze».

Quali sono state le difficoltà durante la pandemia?
«Purtroppo ho dovuto ridurre il personale, però non sono rimasta con le mani in mano. Ho lavorato al progetto di una gelateria che aprirò a Milano nel giro di qualche mese. Adesso ho ricominciato a assumere anche perché ho preso la gestione di un ristorante all’interno di un country hotel nelle campagne di Noto».

Che gelateria sarà?
«Molto piccola, senza servizio al tavolo e il gelato sarà preparato nel mio ristorante. Sarà anche questo un progetto sociale perché con l’aiuto di alcune associazioni del territorio, come la Casa di accoglienza delle donne maltrattate, saranno inserite al lavoro donne vittime di violenza domestica che, in pandemia, sono aumentate. Tornerò a lavorare anche con l’Unhcr. Si tratta di un progetto pilota che mi piacerebbe poter mettere a disposizione di altri colleghi ristoratori e utilizzerò la donazione di Champions of Change per finanziare parte di questo nuovo progetto».

Lei campana sta lavorando, al momento, tra Milano e la Sicilia. Ci sono differenze sotto il profilo dell’inclusione?
«Devo dire che a Noto ho scoperto l’esistenza di una comunità Lgbt+ molto forte e non ho trovato, fino a questo momento, alcun problema nell’accettazione dell’altro. Le differenze sono, più che altro, organizzative logistiche. Aprire progetti al Sud significa osare e anche quella territoriale è un’inclusione».

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