allunaggio
allunaggio

«A chi c’era vogliamo far rivivere le emozioni del 20 luglio 1969. Agli altri, vogliamo trasmettere ciò che abbiamo provato vedendo quei due uomini camminare sulla Luna». Così Paolo D’Angelo, giornalista, collaboratore dell’ufficio stampa dell’Agenzia Spaziale Italiana, presenta la mostra Oltre la terra – 50 anni dall’allunaggio e non solo di cui è curatore, allestita da dopodomani, giovedì 4 luglio, fino al 28 luglio allo spazio MIL di Sesto San Giovanni.

Com’è strutturata la mostra?

«E’ un racconto che parte dai primi scienziati che hanno ipotizzato di viaggiare nello spazio, a Jurij Gagarin, fino alla missione dell’Apollo 11 del ’69. Lo faremo attraverso giornali d’epoca, memorabilia e postazioni multimediali. Inoltre, una volta alla settimana ci saranno incontri con esperti».

Qual è il cimelio che non poteva mancare?

«Il modello di Saturn 5, il razzo che ha portato gli uomini sulla Luna. Era alto 110 metri e la riproduzione esposta ne misura 5».

E la realtà virtuale?

«Chi indosserà il visore potrà dire di aver partecipato alla missione Apollo 11 e di essere sceso sulla superficie della Luna come Neil Armstrong e Buzz Aldrin».

Come si immagina lo stesso evento vissuto dai media di oggi?

«Allora c’erano solo un telegiornale alla sera e i quotidiani, che, tuttavia dedicavano molto spazio alle missioni. L’allunaggio venne quindi vissuto con grande attesa ed emozione. Anche se ci si accontentava di immagini in bianco e nero sgranate, in una notte sola pensammo di entrare nel futuro e che per l’umanità sarebbe stato tutto più semplice. Oggi i media se ne occuperebbero in modo molto diverso, gli astronauti sarebbero dotati di diverse telecamere e forse ci sarebbe una regia a indicare loro il momento giusto per appoggiare il piede sulla Luna».

Le missioni di oggi, come quella guidata da Luca Parmitano che partirà proprio il 20 luglio, sono soprattutto finalizzate ad esperimenti scientifici. Nel caso dell’Apollo 11 lo scopo della missione fu “solo” mettere piede sulla Luna?

«Ora le missioni sono più scientifiche che esplorative. Nell’impresa del ’69 la scienza era in secondo piano. Allora il motivo principale fu quello politico: la Guerra Fredda si trasferì nello spazio. Gli Stati Uniti volevano a tutti i costi realizzare la promessa che il presidente Kennedy aveva fatto agli americani nel 1961, ovvero di andare sulla Luna entro il decennio cercando di arrivare prima dell’URSS. Se Armstrong, Aldrin e Collins avessero fallito per settembre era già pronto l’Apollo 12 e per novembre l’Apollo 13».

E gli esperimenti?

«Gli astronauti portarono a terra campioni lunari, fecero qualche esperimento, ma l’obiettivo principale era piantare la bandiera americana. Sul modulo lunare c’era comunque una targa che diceva “siamo venuti in nome di tutta l’umanità”, e bisogna ammettere che fu il concetto di fratellanza a rimanere più impresso nell’opinione pubblica».

Nella mostra c’è una parte dedicata al futuro, come la missione su Marte?

«Ne parleremo con l’astronauta Umberto Guidoni, che venerdì 12 luglio ci racconterà della sua avventura nello spazio».

 

Dal 4 al 28 luglio
Domenica-giovedì dalle 15.00 alle 23.00, venerdì e sabato dalle 16.20 alle 24.00

Spazio MIL
Via Granelli 1, Sesto San Giovanni (Mi)

Biglietti: 5 euro all’ingresso


www.mitomorrow.it

www.facebook.com/MiTomorrowOff/