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16. 05. 2021 06:55

Francesco Aquila, il campione della decima edizione di MasterChef: «Battere il martello, sempre»

Francesco Aquila, decimo MasterChef, si racconta a 360 gradi: «Le mie ricette come il ristorante del futuro: accessibili a tutti»

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Pugliese d’origine, romagnolo d’adozione. Francesco Aquila, meglio noto come “Aquila”, si è aggiudicato la decima edizione di MasterChef Italia a colpi di piatti belli e buoni, ma anche con una dota non comune a tutti: la lealtà.

Appassionato di cucina, ha sempre vissuto la sua vita nel mondo della ristorazione, essendo maître di sala. Non solo. E’ anche docente di Sala presso lo Ial, la scuola alberghiera e di ristorazione di Riccione. E adesso? Un libro di ricette e il progetto di un’enoteca con cucina, «un ristorante per tutti», come ha spiegato in una videodiretta Instagram sul canale @MilanoVibra.

Ti sei ripreso da questi ultimi giorni?
«E’ stato un anno di emozioni, le ultime sono state giornate di chiamate: mi esplode il cellulare. Non ero abituato a questo vortice».

Come si vive nella “bolla” tra le registrazioni e la messa in onda?
«E’ stato tutto un sogno. Poi, quando lo guardi, capisci che si tratta della realtà. Alle persone care non ho mai detto nulla».

Riguardandoti in tv ti sei stupito di te?
«Anche nel montaggio è uscita la mia realtà. Io sono proprio così con principi e valori, penso che il segreto sia stato quello di essere rimasto me stesso. Ho guardato solo la mia strada, è andata bene e menomale che sono così».

My Way era il titolo del tuo menù e sarà anche quello del libro…
«Sarà un libro per raccontare la mia strada, diviso in passato, presente e futuro: sono 115 ricette per tutti, perché la cucina non esclude nessuno».

Ci sono piatti che hai testato a Masterchef?
«Certo, ho messo dentro i piatti che mi hanno colpito maggiormente. C’è anche il cibo del benessere e i consigli per l’abbinamento drink e food».

Chi è oggi il cameriere?
«Io sono un cameriere, diventato maître. A scuola mi piace spiegare che il cameriere non è quello che porta il piatto al tavolo, ma molto di più. E’ colui o colei che va a completare il servizio e accompagna l’avventura del piatto».

Qual è stato il momento più difficile del programma?
«Mi è mancata molto mia figlia, ma sapevo che dovevo farlo per lei. Il tempo che ho perso con lei non me lo darà più nessuno, per questo ho lottato con tutto me stesso fino alla fine».

Chi temevi di più tra i tuoi compagni?
«Sicuramente Antonio è stato un rivale fin dall’inizio. Era il mio primo rivale positivo, mi dava carica. Con Irene, invece, ho avuto paura perché ero convinto della sua vittoria».

Qual è stato il piatto più difficile della tua finale?
«Il dessert sicuramente era molto azzardato. Se non si fosse sciolto bene l’uovo, avrei fallito».

Farai una diretta con Monir?
«Assolutamente sì, gli ho proposto un progetto: il giovedì sera in diretta per cucinare insieme».

Si studia tanto durante MasterChef?
«Sì, da autodidatti. Nel tempo libero ho speso 1.000 euro di libri: studiavo di continuo: più sai e più armi hai a disposizione».

Con quale giudice andavi più d’accordo?
«Sicuramente con Barbieri c’erano empatia e una stima reciproca».

“Zio bricco” è nato a MasterChef?
«No, me lo porto dietro da quando avevo 14 anni. E’ un’espressione che uso da sempre».

La Puglia ti esalta in cucina?
«Non dimentico mai le origini. Se hai bene in mente chi sei, sei un passo avanti. Sono molto affezionato alla mia terra».

Cosa farai da grande?
«Mi piacerebbe aprire un’enoteca con cucina di piatti particolari. Immagino un ristorante per tutti».

Cosa farai in questo periodo?
«Provo a godermi il momento e a guardare cosa mi offre il settore: ci sono tante opportunità».

Milano è già entrata nella tua vita?
«Ci potrà entrare perché è il perno del Paese. Tutto gira attorno a Milano, al mare sto bene ma qui è il centro di tutto».

Com’è stato cucinare da Bartolini?
«E’ uno dei migliori al mondo, ha portato tre stelle a Milano. Ci sono affezionato, è un’autorità, ma anche una grande persona che mi ha colpito molto. Quando sarà possibile, mi piacerà tornare da cliente nel suo ristorante perché vi sentivo un clima particolare».

Quali sono le materie che preferisci?
«Quelle della terra mi danno ispirazioni perché con i prodotti semplici si possono costruire cose incredibili. Un piatto che costa un euro si può portare ad un livello altissimo».

Un consiglio per non arrendersi mai?
«Se ci credi, con un obiettivo vero, non si deve mollare mai. Battere il martello, sempre, e contare sulle proprie spalle».

Lo stesso consiglio per il tuo Milan?
«Se ci crediamo, la rimonta per lo scudetto è possibile. Io sono ottimista».

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