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14. 06. 2021 02:35

L’arte salverà il mondo: gli “anticorpi creativi” di Mr. Quarantine

Eroi in calzamaglia, santi e martiri sono i protagonisti delle nuove opere di Giuseppe Veneziano nate durante il lockdown. Uno sguardo ironico (e speranzoso) sui giorni più bui della pandemia

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Santi e supereroi. Un’accoppiata blasfema? Nient’affatto: sono i “compagni” di quarantena dell’artista siciliano e milanese d’adozione, Giuseppe Veneziano che, durante l’isolamento da lockdown, ha trovato ispirazione per una personale. Mr. Quarantine, in mostra in questi giorni alla Fabbrica Eos Arte Contemporanea, è una carrellata di tele, acquerelli e disegni che ritraggono, con un tocco ironico, ansie e paure collettive.

Santi e supereroi: i compagni di lockdown di Mr. Quarantine

Veneziano ha immaginato Superman e altri eroi da fumetto immersi in una quotidianità plasmata dal virus che li rende buffamente umani. Dall’altro lato, ha rivoluzionato l’iconografia di Raffaello e Tiziano, di Leonardo e Michelangelo regalando alle figure sacre un mood scherzosamente contemporaneo.

Come sono nate le opere di Mr. Quarantine?

«Molti dei miei lavori prendono spunto dalla cronaca e durante il lockdown ho sentito una forma di responsabilità nel dover raccontare, a mio modo, ciò che stava accadendo».

Qual è stata la scintilla creativa?

«Ho percepito delle forti assonanze con il Rinascimento che ha fatto seguito allo scoppio della Peste di Firenze che, per alcuni aspetti, assomiglia alla pandemia globale che purtroppo ancora stiamo vivendo. Un bisogno di rinascita che volevo restasse impresso nelle mie opere. Per questo, ho preso spunto dai grandi maestri dell’epoca: Tiziano, Raffaello, Michelangelo e Leonardo e dai loro capolavori».

Reinterpretati in chiave ironica…

«Per me l’ironia è imprescindibile sia nella vita, sia nel lavoro. Questa giocosità, però, è solo una patina: solitamente affronto tematiche molto serie, spesso drammatiche. I colori sgargianti sono una specie di “trappola” per attrarre lo spettatore e portarlo in un mondo meno superficiale. L’ironia è salvifica, perché crea distanza».

Cioè?

«Provoca un grado di separazione che permette di leggere i fatti in modo più obiettivo».

«L’ironia è salvifica, perché crea distanza. Provoca un grado di separazione che permette di leggere i fatti in modo più obiettivo»

Se potesse ritrarre un santo e un supereroe dei nostri tempi, chi sceglierebbe?

«Non credo ci siano delle figure specifiche, non esistono più figure epiche. Tutti noi siamo santi e supereroi: sono due anime che ci appartengono. Del resto, nei miei quadri Superman e Spiderman sono ritratti in situazioni quotidiane. È un modo più intimo di leggere la realtà e il mio ritratto di Joker (L’opera dal titolo Lockdown 2020, ndr) ne è un esempio».

Cosa voleva rappresentare?

«Joker è il simbolo dell’individualismo e della solitudine. Tengo molto che le mie opere abbiano un’immediatezza comunicativa e il simbolo è il mezzo primario per lanciare un messaggio».

In tempi Covid, come si sta evolvendo il mondo dell’arte?

«Il mercato si è bloccato, perché chi ha riserve economiche non è stimolato, in questo momento storico, a investire nell’arte. C’è crisi come in tanti settori. Ad esempio, ho dovuto rinunciare a una mostra a New York, in programma lo scorso giugno e ho quindici quadri bloccati in studio. Personalmente, non mi posso lamentare ma posso capire l’artista che vive “appeso” alla vendita anche di una singola opera».

Cosa le ha insegnato il lockdown?

«Ho riscoperto i rapporti interpersonali: nell’isolamento ho sentito molto la necessità di sentire più spesso parenti e amici. Sarebbe bello se l’umanità di ognuno di noi si fosse amplificata. La storia ci insegna che i periodi più bui possono evolversi in decadi che hanno cambiato positivamente il corso della storia».

E qui torniamo al Rinascimento.

«Esattamente. Appena terminato il lockdown sono andato a Roma e ho visitato nuovamente i Musei Vaticani, un patrimonio che il mondo ci invidia ma che, purtroppo, pochi italiani apprezzano veramente. Dovremmo riprendere coscienza delle nostre radici e della storia, riscoprire il nostro patrimonio culturale: la nostra identità è una grande forza».

Stiamo diventando una sottocultura?

«A tratti sembrerebbe. In Cina e in Giappone, lo sviluppo economico è affiancato da una costante crescita culturale».

Quali sono i suoi luoghi milanesi del cuore?

«Il Duomo è il cuore pulsante della città e Brera ha un fascino tutto suo, oltre al fatto che circa ogni tre mesi, sento il bisogno di tornare alla Pinacoteca per immergermi nei suoi capolavori».

 

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