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17. 05. 2021 11:04

Se la DAD non fa BROD: «Senza scuola in presenza, i giovani muoiono dentro»

In piazza, praticamente ogni giorno. Comitati, reti, collettivi e associazioni protagonisti, loro malgrado, di questo tormentato inizio d’anno

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Isabella e Andrea sono all’ultimo anno del liceo Berchet. In una fredda mattinata milanese sono seduti con i loro libri di latino sotto i portici in Piazza Affari, dalla parte opposta al palazzo della Borsa. In mezzo c’è la statua di Maurizio Cattelan con il dito medio alzato. È il 7 gennaio e loro, come tutti gli studenti delle superiori, avrebbero dovuto essere in classe.

Questa è la promessa che le istituzioni avevano fatto prima delle vacanze di Natale. Invece pochi giorni prima i ragazzi hanno saputo che il ritorno a scuola in presenza sarebbe slittato ancora. Proprio nel pomeriggio di quel 7 gennaio scoprono che fino al 25 non potranno tornare in classe. Ironia della sorte vuole che il 25 gennaio sia l’ultimo giorno per le iscrizioni al prossimo anno scolastico per bambini e ragazzi che dovranno passare al grado successivo.

Piazza Affari. Ma cosa ci fanno Isabella e Andrea seduti per terra davanti alla Borsa? Stanno studiando in attesa di collegarsi online con i loro compagni e contemporaneamente sono lì perché i comitati Priorità alla Scuola e Studenti Presenti hanno organizzato un presidio per chiedere di smetterla con la didattica a distanza.

Vogliono ricominciare a fare lezione guardando in faccia i professori e scambiare sorrisi e sguardi con i propri compagni seduti ai loro banchi, che siano tradizionali o “rotanti”. La mattinata prevede una sorta di palinsesto costituito da tanti momenti di protesta in vari punti di Milano ed è iniziata presto: l’Organizzazione No DAD – Settembre in Aula ha bloccato l’ingresso del provveditorato di via Soderini.

Palazzo Marino. Dopo il presidio di Piazza Affari delle 10.00 i genitori di A Scuola! sono pronti come tutti i giorni alle 13.30 davanti a Palazzo Marino. Questa volta si aspettano l’arrivo di Giuseppe Sala. Il sindaco, in un post di qualche settimana prima, aveva solidarizzato con l’iniziativa spontanea di quelle mamme e papà che chiedevano di riaprire le scuole superiori.

Palazzo Lombardia. Sala non arriverà ma, più o meno in contemporanea, sempre A Scuola! ha fatto sentire la sua voce anche davanti a Palazzo Lombardia, in attesa della decisione del presidente Attilio Fontana sulla data di riapertura, giunta più tardi. E da ieri il presidio quotidiano si è spostato proprio a piazza Città di Lombardia con Rete Studenti.

Piazza Duomo. L’8 gennaio le proteste proseguono: centinaia di persone si ritrovano in piazza Duomo. «Senza scuola in presenza i giovani muoiono dentro», scrive una mamma su un cartello che ha appeso al collo.

«La DAD sta diventando una Distanza senza Didattica», si legge su un altro striscione. Lo slittamento al 25 gennaio non piace neanche all’assessore alla Mobilità Marco Granelli, che in un post su Facebook scrive: «Mi spiace molto. Primo perché i giovani hanno diritto e bisogno di frequentare la scuola: è fondamentale per la loro crescita, per il nostro futuro; secondo perché Milano aveva fatto un grande lavoro con un patto sugli orari proposto e governato dal Prefetto Saccone e dal sindaco Sala, un patto dove tutti si impegnano a scaglionare gli orari. Atm e gli altri gestori hanno messo a disposizione molti più mezzi e navette usando anche i soldi del governo. Ora è tutto rimandato. Noi continuiamo, ma cerchiamo di lavorare tutti insieme e per tempo, cercando di evitare continui cambiamenti dell’ultima ora».

Ieri pomeriggio il personale scolastico ha trovato il sostengo anche dei ristoratori, con cui ha condiviso piazza Città di Lombardia. Per un grido d’aiuto trasversale.

IL COMITATO

Sara Mastronicola fa parte del comitato : «I miei figli sono ancora piccoli e quindi per fortuna stanno frequentando la scuola in presenza, ma sono qui per il loro futuro. Salute ed educazione devono andare di pari passo. Fin dallo scorso aprile stiamo chiedendo il tracciamento dei positivi, tamponi rapidi e il ripristino dei medici scolastici. Speravamo che durante le vacanze sarebbero stati messi a punto gli accorgimenti necessari per ripartire in sicurezza il 7 gennaio, come promesso. Dirigenti e insegnanti, che si erano organizzati con turni di entrata e uscita, si sono sentiti dire che le lezioni in presenza sarebbero state rimandate ancora. La scuola non è una ricorrenza, ma un diritto. Se si continua così nostri ragazzi non saranno né competitivi né formati».

L’INSEGNANTE


Carla Pedrazzi insegna all’istituto tecnico Albe Steiner e anche lei è attiva in Priorità alla scuola: «Insegno con la didattica a distanza dal precedente lockdown, con una breve pausa durata circa un mese. Insegnanti e dirigenti si sono dati da fare per rientrare a scuola dopo le vacanze di Natale e invece, ancora una volta, le attese sono state deluse. Pensiamo che un rientro in classe con il 50% dei ragazzi possa essere già un buon successo, vista la situazione epidemiologica, ma chiediamo che si riparta davvero, almeno con questa percentuale, in presenza. Lo chiediamo per gli studenti: pedagogicamente è molto pericoloso interrompere continuamente gli obiettivi che vengono posti. Davanti agli schermi i ragazzi si stanno spegnendo e questo è un danno complessivo per la società».

IL GENITORE


Stefania Cecchetti è la mamma che ha fondato il comitato A scuola!: «Ci era stata data rassicurazione che le lezioni in presenza sarebbero ricominciate dopo le vacanze di Natale. Se il sindaco Sala fosse sceso a parlarci avremmo condiviso con lui la nostra delusione perché Milano aveva un piano per lo scaglionamento degli orari che si ispira al concetto di solidarietà tra generazioni e categorie: la città era pronta a fare spazio ai ragazzi lasciando a loro l’utilizzo dei mezzi pubblici nelle ore di punta, e la scuola aveva riformulato i propri orari. Milano potrebbe essere un modello anche per le altre città, invece questo modello è stato bloccato. La scuola deve essere considerata un servizio essenziale, svincolato dai meccanismi dei colori delle regioni».

LA PRESIDE


Albarisa Azzariti, preside del liceo Vittorini: «Sono molto rammaricata di questo slittamento, ma se i dati sono quelli comunicati da Regione Lombardia, ovvero della crescita dei contagi fra i ragazzi dai 14 ai 18 anni, purtroppo è necessario rimandare l’apertura delle superiori. Per il 7 gennaio avevamo preparato un piano dettagliato, con rientri graduali dei gruppi di apprendimento; ora si tratta di rifarlo, ma a questo punto aspetto il prossimo DPCM, perché sta serpeggiando l’idea che si andrà avanti fino a Carnevale (forse fino a fine aprile, ndr). I contagi fra gli studenti non avvengono nelle scuole, ma frequentandosi al di fuori. E al Vittorini ne abbiamo avuto conferma. Nel frattempo apprezziamo molto che Atm abbia previsto un incremento delle corse dei bus che passano dalla nostra scuola».

LA STUDENTESSA


Sara Farinella, rappresentate del Consiglio d’istituto del liceo Einstein: «Frequento la quarta e comincio a essere preoccupata per la Maturità. Mentre nella scorsa primavera la scelta della didattica a distanza era obbligata, in questa seconda fase diventa più difficile da accettare. Non mi ha stupito il fatto che il rientro a scuola sia stato rimandato a fine gennaio, perché da quando le superiori sono state chiuse non è cambiato nulla a partire dall’ampliamento degli spazi a disposizione. Dare priorità all’educazione significa tenere aperte le scuole e chiudere altre attività. Se i contagi non avvengono nelle classi, ma poi si può andare a bere un caffè al bar, è difficile pretendere che i ragazzi non si incontrino fra di loro, anche se riconosco che dovremmo essere più responsabili».

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