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24. 11. 2020 21:58

Giornalisti per un giorno: la “penna” torna ai ragazzi del liceo Donatelli-Pascal

Secondo appuntamento con i ragazzi del liceo Donatelli-Pascal: il loro sguardo sulla Milano ai tempi del Covid

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Nuovo appuntamento nel mondo studentesco ai tempi del Covid, in collaborazione con il liceo “Donatelli-Pascal” di viale Campania: Mi-Tomorrow offre le sue pagine ad una redazione di diciassettenni tra paure del presente e speranze per il futuro

Basta colpevoli ad ogni costo

di Giacomo Grillo 

La cosa peggiore in assoluto per noi giovani è sentire sempre coloro che dovrebbero difenderci e farci crescere accusarci di star rovinando il nostro Paese. È vero, in molti casi i ragazzi non sempre rispettano le regole, ma questa volta ci rendiamo perfettamente conto della situazione, della sua pericolosità e di quanto possa influenzare la vita e soprattutto l’economia post-pandemia.

Ci tengo che questo messaggio passi forte e chiaro: noi ragazzi vogliamo essere d’aiuto, abbiamo già sacrificato molto, la nostra vita sociale e le relazioni, la possibilità di essere liberi, di andare a scuola e sono sicuro che riusciremo a sacrificare altro se necessario. Sono ormai otto mesi che i giovani sacrificano ciò che per loro è più importante, non concepisco gli adulti che non cercano nemmeno di capire la nostra situazione.

Demonizzare. Credo che ogni età abbia le proprie responsabilità, i propri sacrifici e doveri. Noi siamo perfettamente consapevoli della situazione economica che attraversiamo e ce ne preoccupiamo proprio quanto gli adulti perché il mondo che uscirà da questa pandemia sarà poi quello in cui noi vivremo e lavoreremo.

Reputo sbagliato colpevolizzare chi, prima di questo nuovo lockdown, è andato a bersi una birra con gli amici. Rispettando ogni norma, se queste azioni di tentata ripresa sociale vengono svolte in maniera consona non penso siano da demonizzare. Adesso remiamo tutti nella stessa direzione, evitando di cercare colpevoli ad ogni costo.

Com’è difficile la DAD 

di Zakarias Lombardo

Una crisi generale affligge il nostro Paese. La crisi economica trova strada libera sulla pelle dei cittadini, ma la crisi dell’istruzione si aggrava costantemente sui giovani, nonché futuri lavoratori.

Molte sono le difficoltà gestionali a cui la scuola italiana dovrebbe far fronte al più presto per riacquistare un dignitoso valore. La pandemia ha portato un cambiamento radicale e repentino nell’istruzione, obbligandoci a una didattica a distanza che in alcuni casi si tramuta in nullafacenza, spesso assecondata da un atteggiamento distaccato di alcuni professori che pensano di prendersi una pausa dal loro lavoro.

Fortunatamente la maggioranza dei docenti portava avanti il proprio lavoro con professionalità. Ad essere onesti, non è proprio facile seguire le lezioni a distanza. Sono sicuro che una didattica in presenza sia la soluzione più adatta e producente, se attuata nella massima sicurezza che siamo in diritto di ricevere.

Desertificazione. Negli ultimi giorni prima di ripartire con la DAD, la scuola sembrava sfollarsi costantemente: le classi diventavano sempre più deserte e un solo un professore rimaneva in classe per collegarsi coi ragazzi in quarantena.

La situazione è molto delicata, ma preoccupa di più il non saper come reagire, come muoversi. Nelle ultime settimane ci siamo chiesti quotidianamente cosa sarebbe potuto succedere se uno dei nostri compagni di classe fosse stato positivo, se fosse davvero il caso di uscire con gli amici e se fosse opportuno non incontrare i nostri cari più anziani, che chissà quando potremo rivederli.

Ora sappiamo la risposta. Non resta che vivere come sempre, cercando sia di non minimizzare sia di non allarmarsi eccessivamente. Che le misure in atto possano garantirci salute e benessere.

Assurde condizioni di vita

di Eleonora Galbiati

All’inizio di questo nuovo anno scolastico, il Governo ci ha assicurato ogni tipo di condizione ottimale di sicurezza, rilanciando ottimismo e rassicurazione. Peccato che a noi studenti, reduci da un’estate un po’ folle, sia stato intimato il rispetto delle regole sociali facendoci quasi sentire “in colpa”.

Ma è davvero solo colpa degli studenti? Nell’arco di poche settimane diverse scuole hanno messo in quarantena fiduciaria intere classi per la presenza di anche solo un positivo. Si parlava di tamponi rapidi e immediati, soprattutto per gli alunni, ma la concezione di “rapidità” è aspettare 10/14 giorni a casa in attesa di un ipotetico tampone solo in caso di sintomi.

Mesi fa si garantiva la sicurezza sui tram e sugli autobus, sia grazie all’aumento di mezzi sia attraverso i “bollini” che avrebbero dovuto garantire il corretto distanziamento. Ebbene, sono tornati solo ora all’alba di un nuovo lockdown. Quest’estate la situazione dei contagi sembrava rallentata, c’era chi addirittura credeva che il virus fosse sparito. In fondo tutti sapevano che sarebbe arrivata una nuova ondata di contagi.

Paura e disagio. Spesso si suppone erroneamente che le scuole siano il principale centro di contagio, ma nessuno riflette abbastanza da comprendere che sia impossibile la nascita di un “focolaio scolastico”: il virus proviene da fuori, portato da coloro che sottovalutano la situazione mettendo in pericolo centinaia di persone.

Il clima scolastico a settembre era di serenità, ottimismo, ma soprattutto di voglia di tornare tra i banchi, a “contatto” con le persone, senza più vederle attraverso uno schermo. Da allora le circostanze sono cambiate, nell’aria si respirano paura e disagio, la DAD fa il resto.

I nostri professori tengono molto a rassicurarci, garantendoci lezioni tranquille e più serene, ma premendo molto sul non perdere la calma. Tutti preparano costantemente materiali didattici online, caricandoli man mano.

Sento i miei compagni, nuovamente a distanza: c’è chi è più spavaldo, chi si reputa invincibile e chi invece si attiene alle nuove norme con grande scrupolosità. Viviamo in assurde condizioni di vita, con l’obiettivo (ancora una volta) di poter tornare a gioire. A contatto.

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