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22. 10. 2020 05:07

Manfredo Tortoreto racconta le difficoltà del Comprensivo Cardarelli-Massaua: «Io preside, costretto a insegnare»

«Bambini e ragazzi stanno lavorando tanto per recuperare i mesi persi, con responsabilità»

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«Quando giro per le classi sento un silenzio incredibile. I bambini e i ragazzi stanno lavorando tanto per recuperare i mesi persi, con grande senso di responsabilità». Siamo all’Istituto Comprensivo Cardarelli-Massaua (due scuole primarie e una secondaria di primo grado), in zona Bande Nere.

 

A parlare è il preside Manfredo Tortoreto, che in una situazione molto difficile a causa della mancanza degli insegnanti sottolinea però la gioia e l’impegno dei bambini in questo rientro a scuola così particolare.

 

Manfredo Tortoreto
Manfredo Tortoreto

Qual è la situazione attuale?

«Siamo felici che la scuola sia ricominciata in presenza. Per i ragazzi è molto importante, soprattutto per chi non ha molte relazioni sociali. Dopo tanti mesi passati lontani dalle aule gli studenti avrebbero però dovuto trovare i docenti fin dai primi giorni».

 

Mancano tanti insegnanti?

«Alle medie ne mancano la metà e siamo ancora costretti a proporre un orario ridotto. Alle elementari dalla settimana scorsa abbiamo introdotto il tempo pieno, ma per farlo abbiamo dovuto ricorrere a supplenze brevi, coperte per esempio dai pochi insegnanti di sostegno che sono stati assegnati (che quindi non possono seguire i bambini con disabilità) e persino da me.

La responsabilità di questa situazione non è imputabile solo al Ministero dell’Istruzione, ma anche ai sindacati e agli uffici scolastici territoriali. I singoli docenti, con un ricorso al tribunale, possono bloccare un’intera macchina amministrativa. Inoltre, quest’anno si sono aggiunti anche gli errori al sistema informatico per il reclutamento delle graduatorie provinciali».

 

Gli spazi sono sufficienti?

«Sì, il Comune di Milano si è attivato fin da subito per individuarne di nuovi e per intervenire con lavori di “edilizia leggera”. Da noi è stato ristrutturato un laboratorio trasformato in un’aula, e alcune pareti sono state abbattute per allargare le classi più numerose. Le scuole hanno avuto a disposizione diversi fondi, circa 40 mila euro ciascuna, per provvedere al rifornimento dei dispositivi di sicurezza; altre somme sono state investite per l’acquisto di computer e tablet. Gli arredi, i gel disinfettanti e le mascherine sono arrivati in tempo».

 

Ci sono stati casi sospetti di positività al covid-19?

«Abbiamo individuato bambini con malesseri riconducibili ai sintomi da contagio, ma per ora i tamponi sono risultati tutti negativi. Credo che le famiglie siano eccessivamente responsabilizzate. Quando i bambini arrivano a scuola con il raffreddore dobbiamo rimandarli a casa. Poi non possiamo sapere se i genitori contattano il pediatra, il quale non deve rilasciare alcun certificato per far riammettere i bambini a scuola. Per aiutare insegnanti, famiglie e bambini ad affrontare le difficoltà di questo periodo abbiamo attivato un percorso di psicologia scolastica, anche con l’aiuto dei fondi del Ministero, che per la prima volta ha stanziato una quota per questo scopo».

 

Come si è ripreso a insegnare?

«Ai fini dell’apprendimento, la didattica a distanza è stata fallimentare, ma è servita sopratutto per rimanere vicini ai ragazzi, e sarà reintrodotta solo nei casi in cui le classi saranno messe in quarantena. Durante il lockdown il programma è stato seguito a singhiozzo, e quindi ora bisogna recuperare molto. Inoltre, la classe è un microcosmo di emozioni, di relazioni, di affetti, che si alimenta attraverso la convivenza fra compagni. Purtroppo quest’anno l’equilibrio delle classi è messo a dura prova con il distanziamento che siamo obbligati a rispettare, ma per fortuna i bambini e i ragazzi sono molto ligi e non si lamentano».

 

Lei è il presidente di Ed.Uma.Na. Di cosa si tratta?

«È una rete di scuole i cui dirigenti credono nella pratica della non violenza, coinvolgendo tutta la “comunità educante”. Il Comune di Milano è partner di questo progetto, così come l’Università Bicocca, che fa ricerca su questo tema. Questa pratica ha dato ottimi risultati nella lotta contro il bullismo e anche sul rendimento scolastico».

 

Cardarelli-Massaua
Cardarelli-Massaua

Il Covid nelle scuole di Milano e dell’Hinterland

161

studenti positivi dall’inizio dell’anno scolastico

2.774

studenti in quarantena

 

(Fonte: Ats Milano Città Metropolitana)

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