Se non fosse per la modernità degli ambienti si potrebbe pensare ad un salto indietro nel tempo quando non esistevano le classi miste. Nella scuola Monforte i bambini e bambine sono separati non solo per classi, ma esistono anche due ingressi diversi. In termini tecnici si tratta di un istituto che pratica la “didattica di genere”, la preside della secondaria di primo grado Barbara Morelli spiega a Mi-Tomorrow in cosa consiste.

Cos’è la didattica di genere?
«Preferisco chiamarla educazione omogenea, o anche single sex come si definisce nei paesi anglosassoni: si svolge con classi i cui docenti e alunni sono dello stesso sesso. Peraltro devo dire che in ambiente europeo sono sinonimo di eccellenze, in Inghilterra il 2% sono single sex».

Quanto è nato la scuola Monforte?
«Nel 1974, siamo l’unico esempio non solo a Milano ma in tutta Italia».

Fondare una scuola single sex dopo il ’68 è stata una scelta controcorrente.
«Uno degli esiti della liberazione voluta dal ’68 è stato il mescolare i sessi. Noi siamo nati in controtendenza per volontà di alcuni genitori che volevano un certo tipo di scuola per i loro figli».

Qual è la vostra impostazione didattica?
«Premesso che il nostro obiettivo è educare per sviluppare buone competenze relazionali non certo la separazione dei sessi, crediamo che non esista una buona relazione senza conoscenza dell’identità. Proprio in questo momento in cui c’è un alto tasso di mancanza di relazioni e di rispetto tra i sessi noi abbiamo molto da dire e da proporre».

Non è una limitazione precludere la relazione con i bambini dell’altro sesso?
«Non è una privazione, bisogna considerare che sono in una fascia d’età dello sviluppo e che, soprattutto, in ambiente femminile, cambiano velocemente per cui hanno bisogno di conoscere i loro punti forti e deboli».

Che differenze esistono con i maschi?
«Hanno tempi diversi e modalità diverse».

Cambia l’educazione dei bambini e delle bambine?
«Le femmine sono più metodiche e hanno più capacità verbale, più concretezza, i maschi offrono maggiore variazione, più competitività, sono più astratti: la scuola risponde con un’educazione personalizzata, per accompagnarli in modo adeguato».

Fino a che ora si frequenta la scuola?
«Fino alle 15.30».

Insisto: quasi metà giornata senza confronto con l’altro sesso può significare una perdita nella crescita.
«Bambini e bambine si frequentano a livello di famiglia e anche nella scuola facciamo corsi, attività e giochi, come il board game, in cui partecipano tutte le classi».

Che frutti produce quest’impostazione?
«Tanti ex studenti tornano qui, sono personalità serene».

C’è qualche genitore che si è pentito di avere scelto il Monforte?
«Ce ne sono alcuni che vedono le classi omogenee con sopportazione, ma ci scelgono lo stesso per la qualità della scuola: alla fine il 90% si accorge dei benefici».

Qualcuno ha ritirato il figlio dalla scuola?
«Non mi è mai capitato».

Chi la frequenta?
«C’è un po’ di tutto, ci sono situazioni diverse che sosteniamo anche con le borse di studio».

Quali sono le difficoltà per chi insegna?
«Devono lavorare su se stessi per sviluppare altri aspetti della loro personalità, hanno un compito impegnativo».

Quasi 500 ragazzi tra primaria e secondaria
Nell’offerta formativa c’è anche il bilinguismo

La scuola Monforte si trova in via Amadeo 11, è gestito dall’Associazione FAES “Famiglia E Scuola”. Gli studenti di primaria e secondaria sono 495 così ripartiti: nella primaria 302, di cui 143 femmine e 159 maschi mentre nella secondaria di primo grado sono 193, di cui 101 femmine e 92 maschi. Da segnalare che in questo istituto le cosiddette soft skills, le abilità trasversali e relazionali, vengono considerate materie curricolari a tutti gli effetti e vengono sviluppate ad esempio attraverso il coding, gli scacchi, il teatro. Costituiscono parte integrante dell’offerta formativa anche il bilinguismo e la tutoria. Altre attività – facoltative – che si svolgono il pomeriggio sono sport, danza, pittura, musica.

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Via Amadeo 11, Milano
Tel. 02.26.68.67.004

Mail monforte@faesmilano.it