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13. 07. 2024 11:33

Prove di riapertura: nidi e materne “rinascono” sotto nuove forme

Tra centri estivi e didattica estiva

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Anche se un po’ in sordina, alcuni nidi e materne privati stanno riaprendo. Dopo la stagione delle richieste di sostegno alle istituzioni da parte dei gestori, per alcuni è venuto il momento di ricominciare.

 

Nidi e materne, chi apre

Da un lato il Governo e gli enti locali stanno andando incontro alle strutture per i più piccoli dando il via libera alle aperture anche ai centri estivi per i bambini da 0 a 3 anni e, come nel caso del Comune di Milano, stanziando fondi per i privati rimasti a bocca asciutta dai precedenti provvedimenti. Dall’altro i gestori sono costretti a riprendere le loro attività perché dopo mesi di chiusura si ritrovano con l’acqua alla gola, specialmente per il pagamento degli affitti.

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A Milano c’è chi aveva già inaugurato i centri estivi per i bambini dai tre anni in su, come la Giocomotiva in via Zocchi e in via Bonghi, e da questa settimana ha allargato l’offerta anche ai più piccoli. Oppure ci sono nidi che hanno potuto riaprire ora, seguendo le linee guida previste dal decreto dell’11 giugno.

E’ il caso per esempio de “Il bello dei bimbi”, micronido di via Pascoli, che dalla settimana scorsa ha riaccolto due dei dieci bambini iscritti quest’anno. «Avevo bisogno di riaprire per poter pagare l’affitto – ci dice Sonia Greco che offrirà il servizio fino alla fine di luglio – Spero che nelle prossime settimane si aggiungano anche altri iscritti».

Claudia Esposito de Il Mondo di Oz ha ricominciato a pieno ritmo con 13 bambini sui 15 iscritti prima della chiusura: «Per il bonus ‘centri estivi’ abbiamo dato alle famiglie l’opportunità di detrarre la fattura che avevano pagato anticipatamente a marzo. Quindi per questo mese di riapertura non abbiamo nuovi incassi».

I piccoli sotto i sei anni non devono portare la mascherina, ma «abbiamo dovuto dividere il nido in tre spazi con gruppi di cinque bambini – prosegue la Esposito – Per fortuna avevamo già tre educatrici e quindi siamo riuscite a mantenere il rapporto di un educatore ogni cinque bambini, anche se prima lavoravamo su turni e quindi ora la mole di lavoro è aumentata. Comunque non è una bella condizione perché i bambini ci vedono con le mascherine, gli ingressi sono contingentati, ai genitori dobbiamo sottoporre diversi moduli di autocertificazione: questa ripresa è più una fatica che un piacere, però dobbiamo partire per capire come dovremo lavorare a settembre».

Una realtà diversa come Happy Child, che conta 30 scuole, fra nidi, materne e una elementare, ha deciso di aprire di nuovo le sue porte sia con la formula campus estivo, nelle quatto sedi di Città Studi, Certosa, Cernusco e Basiglio e in un asilo aziendale, sia le scuole dell’infanzia, e dal 29 giugno anche i nidi.

«Per ora si sono iscritti il 25% dei bambini che di solito frequentano le nostre strutture – dice la titolare Annachiara Zecchel – soprattutto perché il via libera per i nidi è arrivato solo l’11 giugno e le famiglie si erano già organizzate con soluzioni diverse. Intanto facciamo comunque le prove generali per il prossimo anno scolastico».

Nidi e materne, c’è chi aspetta settembre

Non tutte le strutture private riaprono ora. Il Nido del Sorriso di viale Certosa ha deciso di aspettare settembre.

«Sono stata convocata dall’assessore all’istruzione Laura Galimberti che mi ha detto che i fondi regionali 0-6 sono già stati spesi per far fronte ai costi di mantenimento delle scuole comunali – ci ha riferito Laura Bonissoni – Le uniche risorse che il Comune può stanziare anche per noi privati sono i 2,5 milioni di euro del Fondo di Mutuo Soccorso, che sono stati sbloccati la scorsa settimana. Il bando è operativo da lunedì e prevede il riconoscimento di 300 euro a bambino iscritto entro il 24 febbraio. E’ una cifra che non coprirà tutte le perdite di questi quattro mesi, però ci aiuta ad arrivare con un po’ più di serenità fino a settembre, per pagare almeno parte dell’affitto. Non riapro ora perché non ho avuto abbastanza adesioni, e se avessi sbloccato la cassa integrazione delle educatrici, pagato il catering e altre spese sarei andata in perdita».

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