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03. 12. 2020 15:08

Il progetto “Scholé” porta un po’ d’aria di montagna a Gratosoglio

Scholé, un nuovo progetto di contrasto alla povertà minorile: l'iniziativa

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La leggenda dice che il nome Gratosoglio deriva dalle parole che nel 51 d.C. San Barnaba, felice dell’accoglienza ricevuta, pronunciò dopo essere stato ospite degli abitanti di questa zona: “O gratum solium”.

Quasi duemila anni dopo il quartiere popolare della periferia sud di Milano è diventato famoso con la vittoria a Sanremo di Mahmood, nato e cresciuto qui. Attraverso il bando per il contrasto alla povertà educativa minorile “Con i bambini”, è nato Scholé, progetto quadriennale che ruota intorno all’Istituto Comprensivo Arcadia e al Centro di Formazione Professionale di Rozzano.

Capofila di Scholé è l’associazione Piccolo Principe. Marilena Giovannelli ed Elena Biagini, rispettivamente responsabile e coordinatrice, lo hanno illustrato a Mi-Tomorrow.

progetto scholè grattosoglio
Marilena Giovannelli ed Elena Biagini

Quali sono le altre realtà che lavorano a Scholé?

Marilena Giovannelli: «Le parrocchie Maria Madre della Chiesa e San Barnaba, le associazioni sportive USSB e Fenice, il Politecnico di Milano, l’università di Pisa, il Comune di Milano e l’associazione dei genitori della scuola L.A.I.C.A. Collaboriamo anche con il centro culturale Asteria e il Teatro Oscar. Con Scholé questa rete, che a piccoli gruppi lavora già insieme da anni, viene potenziata al massimo».

Che attività svolgete?

M.G.: «Alle elementari Scholé prevede l’attivazione di quattro laboratori di teatro e di tre classi a indirizzo ambientale/montano. Alle medie c’è una sezione ambientale e proponiamo un corso di danza. Inoltre il dirigente scolastico dell’Arcadia ci ha chiesto di aiutare gli insegnanti ad affrontare le situazioni difficili in cui si trovano diversi ragazzini del quartiere. La nostra equipe di educatori segue i bambini e i ragazzi anche nel post scuola, all’oratorio e durante le attività sportive. Lavorando insieme ai professionisti delle singole discipline possiamo avere uno sguardo di insieme sui ragazzi per proporre un percorso uniforme».

Cosa sono le sezioni “ambientali”?

Elena Biagini: «Per noi l’ambiente è fondamentale per la crescita dei ragazzi. Portarli fuori all’aperto, in mezzo alla natura è altamente formativo. Per gli studenti delle medie, con l’aiuto di guide alpine, negli anni scorsi abbiamo fatto attività di trekking, escursionismo, arrampicata su roccia e orienteering. In realtà non bisogna andare neanche troppo lontano, basta girare per Gratosoglio per immergersi nel verde, visitare cascine e l’oasi naturale della zona. Da quest’anno siamo partiti anche con alcune sezioni alle primarie. Per gli studenti del Centro Professionale, a rischio di abbandono scolastico, proponiamo percorsi di arrampicata su roccia: uno sport che aiuta molto a riconoscere i propri limiti, a saper chiedere aiuto e a rapportarsi agli altri con fiducia».

Vista l’emergenza sanitaria qual è il vostro “piano B”?

E.B.: «Tutti i nostri progetti sono flessibili: bisogna essere pronti a cambiare la pratica, non gli obiettivi. Per ora le sezioni ambientali possono lavorare sia all’aperto che in aula, visto che erano già previste anche lezioni teoriche. Siamo pronti anche con le lezioni a distanza con la piattaforma Meet, che abbiamo già utilizzato durante il lockdown».

M.G.: «Per fortuna le scuole dell’Arcadia hanno spazi grandi e non ci sono problemi né per i laboratori di teatro, né per quelli di danza: i bambini sono distanziati e devono mantenere le mascherine. Il doposcuola che organizziamo negli oratori per ora sono in presenza».

 

 

 

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