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19. 05. 2022 06:42

Lavoro in Lombardia: a rischio 350mila posti 

A rischiare soprattutto coloro che lavorano in ospedali, strutture sociosanitarie, scuole, ministeri e uffici pubblici

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Ben 350mila persone rischiano il loro posto di lavoro in Lombardia. Il dato, allarmante e preoccupante, è gridato forte da Filcams Cgil, Fisascat, Uiltucs, Uiltrasporti lombardi, che in una nota congiunta fanno sapere di come il dato in questione arriva da quello che loro chiamano l’allarme del «ddl appalti». In sostanza, il disegno di legge già approvato in Senato, che a breve dovrebbe anche approdare alla Camera per la sua definitiva consacrazione, tende a ridisegnare il perimetro dei bandi lavorativi e questo potrebbe davvero portare, come effetto a cascata, al licenziamento di 350mila lavoratori soltanto in Lombardia, tra dipendenti delle aziende che si occupano di pulizia, della ristorazione collettiva e della vigilanza.

offerte di lavoro, operai, foto Unsplash
offerte di lavoro, operai, foto Unsplash

Lavoro in Lombardia, a rischio 350mila persone 

«Il testo del disegno di legge, pur contenendo anche norme positive da noi da tempo richieste, elimina l’obbligo di inserire nei bandi di gara degli appalti ad alta intensità di manodopera una clausola sociale che ha il fine di promuovere la stabilità e continuità occupazionale del personale impiegato, prevista dall’attuale articolo 50 del codice dei contratti pubblici, prevedendone la sola facoltà – si legge nella nota – l’applicazione di questa modifica ovvero l’eliminazione dell’obbligo della clausola sociale sarebbe un grave arretramento e, se confermata, avrà ricadute pesantissime per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che operano negli appalti di servizi ad alta intensità di manodopera. Lavoratrici e lavoratori ‘deboli’, occupati in comparti spesso essenziali: ospedali, strutture sociosanitarie, scuole, ministeri, uffici pubblici e di conseguenza anche per la collettività».

Pronti i presidi di fronte alle prefetture 

Lunedì 11 aprile, alle ore 10, ci sarà un presidio di tutte le sigle coinvolte, Filcams Cgil, Fisascat, Uiltucs, Uiltrasporti lombardi, in corso Monforte di fronte alla prefettura: «Ad ogni cambio appalto questi lavoratori, per la maggioranza donne con contratti part time involontari e di poche ore settimanali, non avranno più neanche la garanzia di mantenere il loro posto di lavoro e il loro reddito, ma rischiano concretamente di essere lasciate a casa. La nostra richiesta è che alla Camera venga ripristinato l’esclusivo obbligo di inserimento di clausole sociali nei bandi di gara, con piena conferma di quanto previsto dall’attuale articolo 50».

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