Smart working: la normativa spiegata dall’avvocato Claudio Morpurgo

Si tratta di una modalità regolamentata dalla normativa, la definizione è contenuta nella legge n. 81/2017

smart working
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L’emergenza coronavirus ha cambiato l’approccio alla nostra realtà quotidiana, a cominciare dall’aspetto professionale. Sono sempre di più le aziende che, con l’inasprimento dei provvedimenti, si stanno adeguando adottando lo smart working.

 

 

Da remoto. Letteralmente significa “lavoro agile” e, in sostanza, consente al dipendente di lavorare da remoto. È caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e da un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi. Il lavoratore può così conciliare più facilmente i tempi di vita e lavoro. Smart working però non vuol dire totale autogestione, anzi.

Legge. Si tratta di una modalità regolamentata dalla normativa, la definizione è contenuta nella legge n. 81/2017; ed è previsto che al dipendente venga garantita la parità di trattamento rispetto ai colleghi in ufficio. Il lavoratore, a sua volta, deve garantire un impegno adeguato.

Abbiamo parlato della normativa che regolamenta lo smart working con Claudio Morpurgo, avvocato e socio fondatore della Morpurgo e Associati, studio legale milanese specializzato in diritto del lavoro.

Smart working: l’intervista a Claudio Morpurgo

Avvocato, a che punto siamo in Italia con lo smart working?
«Da strumento in fase di progressiva attuazione e con modalità da concordare tra aziende e sindacato, con l’incremento dei casi di infezioni da coronavirus, lo smart working è diventato il protagonista del mondo del lavoro. Questo è avvenuto anche in ragione delle speciali normative emergenziali dettate dal Governo che ne hanno semplificato l’adozione».

E a Milano?
«La mia visione porta a ritenere che, nella nostra città, non ci sia azienda che non lo utilizzi, almeno parzialmente. Vedremo poi cosa accadrà nel futuro ma è indubbio che si tratta di una modalità di organizzazione del lavoro che responsabilizza i dipendenti, permette un risparmio dei costi e assicura pure un migliore ambiente di lavoro».

Quali sono i benefici per l’azienda e per il dipendente?
«Lo smart working presenta indubbiamente dei vantaggi sia per il dipendente, come la conciliazione fra vita privata e vita lavorativa, ma anche per le aziende che hanno osservato un aumento della produttività e della efficacia lavorativa».

E i limiti?
«I limiti possono essere legati alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro, venendo di fatto a mancare un “controllo diretto” sul lavoratore».

Quali sono i settori in cui è più semplice adottarlo?
«Dalla sua introduzione, nelle grandi imprese il fenomeno dello smart working si è ampiamente diffuso in tutti i più importanti settori economici del paese come banche, e industrie. Il suo impatto è sempre più evidente e pervasivo. Ma anche nel settore pubblico deve registrarsi un trend di crescita sull’utilizzo di tale tipologia di lavoro».

Avvocato Claudio Morpurgo
Avvocato Claudio Morpurgo

Esistono software e dispositivi che permettono di tenere sotto controllo il dipendente anche da remoto. Come funzionano?
«Una volta formalizzati i necessari adempimenti procedurali e legali, l’azienda può controllare il lavoro agile attraverso software dedicati. Pensiamo ad esempio al conteggio delle ore effettivamente lavorate. Per registrarle, anche da remoto, è necessario il time sheet, un metodo per monitorare l’attività dei collaboratori, per valutare l’economicità o meno di una prestazione».

Cosa è consentito fare e cosa no, lavorando da casa? Come viene disciplinato lo smart working?
«Lo smart working ha come sua tipica funzione anche quella di favorire la realizzazione di interessi personali del lavoratore, ma questo non è sufficiente a far superare una valutazione perplessa della scelta legislativa, che affida ad accordi individuali materie ad essi non congeniali. In tal senso, sono prefigurati interventi degli accordi individuali per regolamentare nello specifico lo smart working».

Quando un dipendente può richiedere di lavorare da casa? Di quali dispositivi e mezzi ha diritto?
«Non esiste una modalità prestabilita per chiedere all’azienda questa tipologia di lavoro. Un modello di domanda da compilare esiste solo laddove è presente un accordo sindacale che disciplina lo smart working e indica requisiti e modalità di richiesta del lavoro agile. In tutti gli altri casi, occorre applicare i concetti generali introdotti dalla normativa in materia. Nella stragrande maggioranza dei casi, un notebook è più che sufficiente per tutti coloro che scelgono il lavoro agile».

In questa emergenza, quante aziende si stanno adeguando?
«Durante questa emergenza abbiamo visto come la stragrande maggioranza delle realtà economiche ed industriali del Paese abbia deciso di ricorrere allo smart working. Molte aziende hanno fatto ricorso per un’evidente necessità, a questa modalità di lavoro. È un importante banco di prova».

Quale potrebbe essere il futuro al termine di questo periodo?
«Potrebbero essere comprese appieno tutte le potenzialità che lo smart working apporta. Quest’emergenza potrebbe certificare definitivamente una nuova modalità di lavoro».