ligabue a san siro
ligabue a san siro

Immaginate di essere comodamente seduti sull’erba verde di San Siro. Telecomando in mano e Start: Luciano Ligabue torna a suonare nella Scala del Calcio dopo giorni, settimane non facili per lui. Stadi non sold-out, polemiche social, ma anche quell’ammissione su Facebook che naturalmente gli fa onore in un momento in cui, nel mondo della musica, sembra che di flop non si possa mai parlare.

«Eppure la musica, per me, è ancora una dipendenza», le sue parole a Mi-Tomorrow all’indomani della data zero. Un amore spassionato, per chi ha da sempre chiaro – e non trascura mai – il confine tra palco e realtà. Sempre lì, con una voglia immutata di far ballare e al tempo stesso riflettere. San Siro a 22 anni dalla prima volta: i tour passano, le canzoni restano.

È passato circa un anno e mezzo dall’intervento alle corde vocali. Come va con la voce?
«La voce è molto ferma, l’ho tirata molto negli ultimi giorni (prima della data zero, ndr). Diciamo che mi sento come un Diesel. I primi quattro, cinque pezzi devo carburare, poi entro a regime. Comunque la sento come uno strumento molto solido».

Start è un racconto in prima persona?
«Non saprei. Si è sempre parlato della mia riservatezza, che io sia riservato è vero. Nonostante tutto ho sempre cercato di raccontare nelle canzoni le mie parti più intime. Magari nei primi album mi raccontavo con dei personaggi, mentre con Start il discorso è più diretto e la sensazione arriva prima all’ascoltatore».

E per te che cosa rappresenta?
«È da un anno e mezzo che non facevo un tour. Start è una ripartenza».

Ma la scaletta ha i suoi capisaldi…
«Sceglierla è sempre un problema. Parto dal presupposto che negli stadi, oltre ai fan, ci sia anche gente occasionale. Quindi credo sia importante far sentire il materiale nuovo perché potrebbe essere l’unica occasione per mostrarlo. Poi ovviamente ci sono i pezzi storici».

Ci sono due momenti di medley durante lo show. Come mai questa scelta?
«Li considero degli escamotage per poter far ascoltare qualcosa in più. Mi piace dare assaggi al pubblico che rendano lo spettacolo qualcosa di diverso. Così facendo, posso suonare circa 30 pezzi».

Quanto sono diverse le sonorità di questo album rispetto al “tipico” Liga?
«Intanto non è facile portare il suono di Start negli altri brani live. Start rappresenta un upgrade per quanto riguarda la parte ritmica, potente ma comunque controllata. Si rivede questo lavoro sulle “basse” di alcuni brani. Ma io non voglio controllare il live e la ritmica di Start non è perseguibile per certi pezzi, che suonano come hanno sempre suonato».

E adesso San Siro.
«Il mio primo stadio è proprio stato San Siro nel 1997. C’è sempre qualcosa di speciale qui, non è un caso che tutti ci vogliano suonare. Se venisse chiuso sarebbe una perdita per la musica. Magari ne faranno uno più bello, ma non sarà la stessa cosa. Non ci sarà lo stesso fascino».

A cosa credi sia dovuto questo fascino?
«Qui ci hanno fatto concerti importantissimi. La consacrazione è stata è stata indubbiamente con Bob Marley nel 1980. C’erano centomila persone, non si sa come ci siano state dato che non c’era neanche il terzo anello (ride, ndr). Ancora oggi tutti orgogliosamente dicono “io c’ero”. Da quel momento lo stadio è diventato appetibile, nel senso che la gente ha proprio voglia di andarci. In Italia, forse, solo l’Arena di Verona ha lo stesso fascino».

L’anno prossimo saranno trent’anni di carriera, come sta Ligabue tra palco e realtà?
«Sto meglio. Una volta era difficile gestire le differenze tra luci accese e luci spente. Poi con l’esperienza si migliora, ma la musica resta sempre una dipendenza. Mi reputo fortunato a fare quello che faccio, e ancora oggi per me non c’è nulla di più divertente di fare un concerto».

La scaletta

Polvere di stelle
Ancora noi
A modo tuo
Si viene e si va
Quella che non sei
Balliamo sul mondo
Medley chitarra e voce
Ho perso le parole/Questa è la mia vita/Ci sei sempre stata/Un colpo all’anima
Happy Hour
La cattiva compagnia
Non è tempo per noi
Marlon Brando è sempre lui
Luci d’America
Mai dire mai
Medley rock club
Vivo morto X/Eri bellissima/Il giorno dei giorni/L’odore del sesso/I ragazzi sono in giro/Libera nos a malo/Il meglio deve ancora venire
Vita morte e miracoli
Niente Paura
Certe Notti
A che ora è la fine del mondo
Tra palco e realtà
Certe donne brillano
Piccola stella senza cielo
Urlando contro il cielo

28 giugno 2019

Stadio San Siro • Via Piccolomini 5, Milano

21.00


www.mitomorrow.it

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