M4: cantieri ripartiti, ma si attende ulteriore via libera per l’operatività totale

Balotta (Osservatorio Nazionale Trasporti): «Asetticità non assicurata»

m4 cantieri
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M4 è ripartita ma non a pieno regime. Sono ritornati nei cantieri circa 200 tra operai, dipendenti e dirigenti, ovvero un terzo della forza lavoro impegnata per la costruzione della quinta linea cittadina della metropolitana.

 

 

Condizionale. Questa settimana si dovrebbe riprendere con tutte le forze: il condizionale è d’obbligo perché un eventuale peggioramento della situazione sanitaria e la conseguente adozione di misure più restrittive potrebbero indurre Salini Impregilo e Astaldi a revocare la decisione.

Tratte. Nel frattempo l’attività è ripresa, scaduto il termine di dieci giorni dell’ordinanza regionale che bloccava i cantieri, su tutte e tre le tratte: est, ovest e centro. Sono state avviate le attività di preparazione al riavvio degli scavi meccanizzati con le TBM, le cosiddette talpe, che saranno riattivate a pieno regime la prossima settimana.

Lavoratori residenti. All’opera ci sono i lavoratori residenti in città, al momento i due campi base che ospitano coloro che vivono in altre città sono chiusi ma sono pronti a riaprire per il ritorno delle altre maestranze. Gli operai in attività sono dislocati nelle stazioni dove è più urgente ripartire.

Sicurezza. Come spiega la nota diffusa da M4 “sono state adottate misure di sicurezza straordinarie che mirano a tutelare la salute dei lavoratori e a prevenire ogni forma di contagio”.  E’ previsto il rilevamento della temperatura corporea al mattino, all’ingresso in cantiere e all’ora di pranzo all’ingresso in mensa, l’utilizzo di mascherine di protezione, la distribuzione massiva di disinfettanti per le mani.

Protezione. Si punta ad osservare il rispetto, ove possibile, della distanza di sicurezza ed è prevista la pulizia e la sanificazione periodica degli ambienti di lavoro, dei dormitori e di tutti gli spazi comuni. Altra misura adottata è la riduzione del numero di persone che possono viaggiare contemporaneamente sulle navette da e per il cantiere.

Filiera. Gli aspetti strettamente sanitari non sono gli unici a tenere in apprensione M4. Affinché si possa rimettere in moto la macchina è necessario che sia ripristinata in pieno la filiera, ovvero che i fornitori abbiano ripreso l’attività. Altra incognita riguarda i lavoratori che devono rientrare a Milano: in caso di assenze per motivi di salute si rischia di non potere completare le squadre di lavoro.

Tempi. A partire da oggi sarà possibile fare un ragionamento più fondato anche sul cronoprogramma. Tra sospensione parziale e totale si è perso più di un mese, difficile che vengano rispettati gli appuntamenti, a cominciare dall’inaugurazione della prima tratta Linate-Forlanini che potrebbe slittare rispetto alla scadenza fissata a inizio 2021. Ci sono più possibilità che si arrivi in tempo per gli altri che fissano per gennaio 2022 l’apertura fino a Dateo, per luglio 2022 fino a San Babila e a luglio 2023 l’intera tratta.

M4: decisione sbagliata, era meglio attendere

Balotta (Osservatorio Nazionale Trasporti): «Asetticità non assicurata»

Balotta
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 «E’ davvero prioritario?». Dario Balotta non nasconde le sue perplessità di fronte alla decisione di riaprire i cantieri di M4. Per il presidente dell’Osservatorio Nazionale dei Trasporti nonché ex sindacalista Cisl, al momento mancano le condizioni per assicurare a sicurezza: «Non si capisce la fretta – spiega – si è già perso tanto tempo per un’opera che aveva tempi di realizzazione ben diversi da quelli indicati nell’ultimo cronoprogramma. Nel merito della decisione rilevo che è non semplice assicurare l’asetticità in un ambiente come il cantiere dove i contatti sono frequenti. Le domande che mi pongo sono: chi porta da mangiare, come saranno gestiti i dormitori, quali conseguenze possono avere gli spostamenti dei lavoratori che si dividono tra le famiglie e il cantiere e magari devono prendere i mezzi pubblici per recarsi al lavoro?».

Esempio Genova. Al momento c’è un altro cantiere che è andato avanti senza fermarsi, si tratta della ricostruzione dell’ex ponte Morandi di Genova: «E’ un caso diverso – aggiunge Balotta – quello è un cantiere all’aria aperta, in M4 si deve lavorare al chiuso con tutte le complicazioni che ne derivano: ad esempio quando si mangia si deve tirare giù la mascherina». Per l’ex cislino la soluzione migliore sarebbe di aspettare il 4 maggio: «Sarebbe il modo migliore per evitare spostamenti dei dipendenti che arrivano dal sud – conclude -, soprattutto si avrebbe il tempo per stilare un protocollo più rigido sulle dinamiche del cantiere».