È uno dei massimo esperti di metropolitane avendo dedicato numerosi studi e relative pubblicazioni. Giovanni Luca Minici, architetto e blogger, spiega a Mi-Tomorrow quali sono i tratti distintivi della nuova linea di M4.

 

M4, intervista a Luca Minici

Da quanto tempo si occupa di metropolitane?
«Da oltre 20 anni».

Quali sono le principali novità di quest’opera?
«L’innovazione principale riguarda il modo con cui sono state costruite le stazioni nel tratto che va da piazza Tricolore a Solari, ossia quello centrale: il rischio di trovare resti archeologici era alto, di conseguenza hanno ridotto la dimensioni delle stazioni. Inoltre, sono state trasferite le banchine all’interno del tunnel, la talpa le ha scavate assieme eseguendo una tecnica più rapida e meno impattante».

Sono soluzioni tecniche di cui i passeggeri potranno accorgersi?
«Quando viaggeranno si accorgeranno che il tunnel è più largo: neanche nella M5 è così in quanto il tratto è ragionato per ospitare solo il treno».

Si potrebbero sfruttare questi spazi liberi?
«Forse verranno sistemati impianti di servizio. Si era pensato anche di realizzare un passaggio pedonale di congiunzione con la M3, ma poi l’idea è stata scartata».

Magari è un’ipotesi costosa?
«Più che altro va verificata la fattibilità».

Altre novità?
«Gli ascensori saranno più grandi, in grado di ospitare le biciclette. Come per la M5 sono previsti il driverless, i treni senza guidatore, e le banchine con barriere meglio note come anti-suicidio».

Sono previsti anche i parcheggi interni per le biciclette, come a Copenaghen?
«Non mi risulta».

Come possiamo considerare dal punto di vista tecnologico la M4?
«È l’ultima versione delle metropolitane, per capirci è un po’ come l’ultima versione dell’iphone».

Come è stato possibile?
«Il consorzio di ditte che si è aggiudicato i lavori realizza metropolitane nel mondo con successo, diciamo che offrono l’opera come un catalogo».

È un consorzio tutto italiano.
«Prima lo era, poi l’Ansaldo è stata acquistata dai giapponesi. La parte ideativa resta tutta italiana».

Si può dire che è un’eccellenza italiana?
«Direi di sì».

Quale design è stato scelto?
«Da quello che ho visto hanno deciso per un ritorno alle origini milanesi, al design razionalista-modernista: vedremo la striscia segnaletica blu, i pannelli chiari alle pareti mentre l’uscita e le scale sono come nella M1. Bisogna tenere presente che il design è una delle ultime cose che viene decisa, potrebbero fare modifiche negli ultimi tempi».

Perché M4 non è stato affidato a un grande studio di design?
«È una domanda che ho fatto all’amministrazione comunale, Milano è la capitale mondiale del design, mi sembra naturale affidarsi a uno studio».

Perché non è andata così?
«L’opera è realizzata in projet financing, c’è la necessità di non uscire dai costi».

Anche in altre situazioni si è ragionato in questo modo?
«No, per le architetture interne si chiama sempre qualche nome importante».

Qualche esempio?
«Oltre all’estero, mi viene in mente Dubai, c’è l’esempio nostrano di Napoli dove per ogni fermata sono stati chiamati nomi di spicco come Gae Aulenti, Fuksas, con il risultato che quelle fermate ora sono diventate oggetto di pubblicazioni in tutto il mondo».

Sarà una linea con grande presenza di passeggeri?
«Credo di sì, sarà come per le M5 che mi risulta sia strapiena in certi momenti della giornata».

Sarà dovuto anche alla funzionalità del tracciato?
«Su questo aspetto posso citate una persona non sospetta come quella di Marco Ponti, generalmente contrario a questo genere di opere, che in una pubblicazione di qualche tempo fa ha dato la benedizione al percorso».

I primi progetti risalgono al 1905

La metropolitana di Milano è un elemento chiave nella vita della città. Lo sostiene l’architetto Giovanni Luca Minici nell’opera “La metropolitana milanese. Evoluzione, urbanistica e architettura”. Mentre la città cresceva, spiega Minici, la rete di ferrovie sotterranea prosperava con essa in piena connessione.

I primi progetti di realizzazione delle metro in città risalgono fin dal 1905. Progetti che si sposano con la vocazione per il modernismo architettonico e il disegno industriale di fama mondiale.

La prima linea, la rossa, vien costruita molto dopo e inaugurata nel 1964: venne allestita da uno dei maestri dell’architettura del Novecento come Franco Albini con la collaborazione di uno dei più grandi personaggi della storia della grafica mondiale, Bob Noorda, entrambi milanesi d’adozione.

Nel 1969 è il turno della sperimentale Linea 2, poi nel 1990 la postmoderna Linea 3, quindi agli inizi del 2000 il faraonico Passante. Si arriva così alle ultime innovazioni portate dalla Linea 4 e 5, opere decise per supportare la Milano di Expo 2015. Solo la seconda è stata completata in tempo per l’esposizione universale mentre il termine dei lavori per la M4 è fissato per la prima del 2023.

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