Yankee Pub
Yankee Pub

Giovani, ambiziosi e molto determinati. Sembra questo l’identikit giusto per affrontare con successo i cantieri della M4. Come dimostra il caso dei fratelli Catagnoli, che hanno aperto lo Yankee Pub in via Washington nonostante la zona subisca l’impatto dei lavori per la realizzazione della nuova metropolitana: «La voglia di sfida ha vinto su tutto», racconta il 29enne Leonardo, che condivide l’esperienza con Maurizio, di tre anni più piccolo.

 

Leonardo Catagnoli
Leonardo Catagnoli

Quando avete aperto il pub?
«Un anno e otto mesi fa, il cantiere era già più che operativo».

Dove si trova?
«A 50 metri dall’ingresso del nostro locale».

Cosa vi ha spinto a sfidarlo?
«L’idea di offrire un servizio nuovo al quartiere, un pub dove ci sono 24 birre alla spina che vengono proposte a rotazione».

Come ha inciso il cantiere sulla viabilità?
«Incide su tutta la zona di via Washington e piazza Bolivar, diciamo che rimane un po’ bloccata anche se il discorso andrebbe ampliato a piazza Napoli che è letteralmente un disastro, con un traffico convulso che scarica sulle sue arterie».

E i parcheggi?
«Sono il problema più grande: noi abbiamo in concessione quello del market situato accanto al pub ma bisogna rispettare le loro esigenze, nel senso che finché è occupato dai loro clienti non può essere utilizzato dai nostri».

Avendo, però, una clientela giovane non dovreste soffrirne troppo la mancanza…
«Non è così: abbiamo una clientela varia che va dai 20 ai 60 anni, con parecchie famiglie. La fortuna è che molti abitano nella zona e vengono da noi a piedi».

Oltre al traffico e ai parcheggi, quale altro problema state soffrendo?
«Il cantiere crea un chiaro ed inequivocabile problema di visibilità».

Come fate per ovviare?
«Abbiamo anche un altro locale, abbiamo esperienza: il passaparola è sempre la forma migliore di pubblicità».

Tutte le difficoltà, ampiamente preventivabili, non vi hanno tuttavia dissuaso dall’intraprendere questa iniziativa.
«Abbiamo voluto realizzare un investimento per il futuro: quando i lavori saranno finiti avremo un ottimo trasporto pubblico e il quartiere sarà riqualificato. Adesso occorre stringere i denti, ma sappiamo che un domani queste problematiche si risolveranno».

I giovani sembrano affrontare i disagi dei cantieri meglio dei più grandi: è una questione generazionale?
«Non credo, per noi vale il discorso che abbiamo avviato l’attività con il cantiere già attivo mentre altri esercitavano da prima e hanno visto diminuire il flusso di clienti. Detto questo, ricordo che il rischio esiste sempre quando vuoi fare questo mestiere: noi abbiamo voluto provarci in questa zona, che riteniamo non debba essere abbandonata».

Quando chiuderà il cantiere da voi?
«Nel 2022».

Credi sarà solo un plus per la città?
«Certo, Milano è una città in crescita e M4 contribuirà a migliorare il trasporto».

Te la senti di lasciare un messaggio ai colleghi più in difficoltà?
«Ogni attività è differente, ognuno segue il suo business. Noi possiamo dire che abbiamo deciso di investire su un’idea per fare qualcosa di diverso dal resto e di essere competitivi, all’inizio abbiamo fatto fatica, poi siamo iniziati a crescere: capisco le difficoltà in cui si trovano molti colleghi, auguro a tutti loro di risolverle il prima possibile».

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cantieri M4
cantieri M4

Una stazione
a doppio nome
La stazione Washington Bolivar sarà situata lungo via Vincenzo Foppa, nel tratto compreso tra piazza Simon Bolivar e la traversa di via George Washington, distanti 80 metri circa. Le uscite est della stazione permetteranno il collegamento della stessa con via Washington e quelle ovest saranno situate nei pressi di piazza Bolivar: da ciò deriva il doppio nome.

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Due secoli di
architettura
Poco distante dalla stazione si trova piazza Napoli. Oggi sulla strada si affacciano numerosi negozi, dai concept store dedicati all’abbigliamento e alla casa, ai bar e ad altri locali di ristorazione. Qui si trova anche la sede del Moto Club Milano, nato nel 1904 nel cuore del caotico e prestigioso grande viale alberato dedicato a George Washington, dove si possono ancora ammirare edifici con architetture che variano dall’Ottocento, fino agli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento.


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