Da Milano a New York, Paolo Gaudiano, Ceo di Aleria: «Milano è in crescita, ma…»

Paolo Gaudiano
Paolo Gaudiano

Il percorso che ha portato Paolo Gaudiano da Milano a New York è stato così. Ricco. Versatile. Mai banale. L’Aquila. Roma. Santa Barbara. Boulder. Boston. Una laurea in ingegneria aerospaziale. Un dottorato in neuroscienze. E una vita tra ricerca e innovazione, studio e imprenditoria. E oggi Paolo è Ceo di Aleria, una società di consulenza che ha un obiettivo: «Promuovere la diversità e l’inclusione nel mondo delle aziende».

SMOG E INTER • In pianta stabile, a Milano, Paolo vive solamente i primi anni. «Accosto la città a un senso oppressivo di smog e traffico, in realtà». La sua famiglia materna è di Cormano. Il papà insegna al Politecnico. Lui a scuola va al Leonardo da Vinci, vicino a viale Romagna «dove venni anche investito da un’auto». E della Madonnina ha un solo grande, tenero ricordo. Quando l’Inter vinse una partita contro il Borussia 6-1 «e andai con i miei genitori a festeggiare in Duomo. Ricordo la calca. Il calore. Le persone. E che persi un cappello che i miei ritrovarono a notte fonda, a festa finita».

L’AMERICA • È il 1969. Il papà cambia cattedra e, a 7 anni, Paolo lascia Milano. Prima L’Aquila e Roma. Poi l’America, che può conoscere a fondo. Da studente di liceo, a Santa Barbara: «Una grande versatilità in termini di formazione, ma tanta superficialità nei compagni». Da studente universitario a Boulder, Colorado, dove si laurea e prende un master: «Una parentesi fondamentale». Da dottorando e professore a Boston, dove ottiene un PhD in “Cognitive and Neural System” nel 1988 e rimarrà per più di vent’anni. «Una città americana-europea, splendida». Un ambiente che vede prima «come stimolante, quando facevo ricerca di fianco a persone di Harvard, MIT e Tufts». Poi più provinciale, «quando ho iniziato a insegnare e ne ho visto emergere i limiti».

LA MELA • La mela, per Paolo, arriva nel 2013. «E da qui non me ne andrei neanche morto, è un posto fuori dalla norma, tutto da scoprire». A New York Paolo insegna a City College. E vede la città come «un continente a sé, con lingue differenti, dove si respira un’aria diversa». Simile a Milano «perché per i rispettivi Paesi sono entrambe isole felici». Ma anche opposta, «a causa delle distanze e perché New York è nata sulla diversità che Milano sta iniziando a conoscere solo ora».

ALERIA • La parola diversità, assieme a quella di inclusione, ritorna sempre nei discorsi di Paolo. È alla base della sua visione del mondo. «In Aleria facciamo consulenza per applicare questi due concetti ai processi di crescita aziendale». Con il suo team Paolo sta lavorando alla realizzazione di un software che offra ai manager una «metodologia scientifica capace di mettere a sistema il valore prezioso della diversità dei dipendenti con l’economia interna della società».

Il mondo sta cambiando. E se dal punto di vista politico i nazionalismi sono in crescita, molte aziende sembra stiano intraprendendo un percorso opposto: «Nel momento in cui tratti male una persona per motivi discriminatori, metti a repentaglio l’intero sistema». I manager questo lo hanno capito. «E noi vogliamo dare loro gli strumenti per far diventare questa diversità un valore aggiunto».

DOMANI • Tecnologia e innovazione. Diversità e inclusione. Quattro parole che spiegano la New York da cui Paolo non vuole andare via. «Vedo una Milano in crescita quando la visito e mi sento un italiano in America, non un italo-americano, per motivi culturali e personali». Ma un ritorno in Italia è impossibile: «Per il mio stile di vita, non potrei».

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1962

L’anno di nascita di Paolo Gaudiano. Che oggi, oltre a essere Ceo di Aleria, è anche collaboratore per Forbes ed Executive Director del programma “Quantitative Studies of Diversity and Inclusion” a City College, New York

1997

L’anno sabbatico che si prende dall’università di Boston e che trascorre a Genova, «città che mi ha felicemente sorpreso e colpito»

L’Italia

«Ho provato a tornarci. Negli anni ’90 feci un tour di seminari nelle università, da sud a nord, per tastare eventuali possibilità. Ricevetti tanti complimenti, ma nessun vero progetto concreto, niente stimolante e che avesse dei fondi. Fu frustrante e rimasi a Boston»

Dove ci siamo incontrati

Da WeWork, lo spazio di co-working a Midtown Manhattan, dove Paolo ha un ufficio

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