Michela Occhipinti
Michela Occhipinti

La vita di Michela Occhipinti, regista di Flesh Out (Il Corpo della Sposa), tra i grandi protagonisti del Tribeca Film Festival di New York, sembra uscita da una pellicola. Genitori e fratello nati all’estero, la sua famiglia è insieme italiana e internazionale. E il suo rapporto con Milano è legato a un fatto drammatico che le ha cambiato la vita: la morte del padre, diplomatico di lungo corso, ucciso mentre era in missione in Costa d’Avorio. «Negli anni successivi, Milano mi ha guarita».

Michela, sei romana di origini ma girovaga da sempre. A quale parte del mondo sei legata di più?

«L’amore verso l’Africa, il Congo in particolare dove andai spesso a trovare mio papà in missione, è intenso. Ma ho vissuto in Sud America e in tante città che mi hanno dato molto: Hong Kong e Londra, Roma e Milano, Colonia e Ginevra».

A Milano ci sei arrivata per caso, però.

«Sì, nel 1991».

Un anno dopo la morte di tuo papà.

«Un fatto che mi ha devastato».

Quell’anno ti stavi trasferendo in Costa d’Avorio, giusto?

«Sì, i miei genitori erano separati da anni e io e mio fratello crescemmo in collegio in un Svizzera. Nel 1990 sarei dovuta andare da papà, dove aveva iniziato la sua nuova missione. Ero contenta, non vivevo con lui da quando avevo 9 anni».

E poi cosa è successo?

«Mi aveva prenotato il volo per il 2 dicembre 1990. Il 2 novembre arrivò la telefonata che ci disse che era stato ucciso in un tentativo di rapina finito male».

Perché Milano, dopo quel trauma?

«Tornai a Roma senza scopo. Una mia cara amica ci viveva, così caricai i bagagli in macchina e mi ci trasferii di getto».

E come ti ha guarita?

«È la città in cui sono andata a pezzi e dove sono ricresciuta. Associo Milano alle lacrime e alle risate. E ho esplorato, a livello lavorativo, di tutto».

Quali sono state le esperienze più importanti?

«Il mio sogno era scrivere. Dopo un’esperienza in una casa editrice di moda, W and Women’s Wear Daily, feci uno stage come copy in un’agenzia di comunicazione e advertising: Borg MP».

Perché fu importante?

«Era un’ambiente ultra-creativo, che ha anticipato i tempi in modo silenzioso. Si lavorava in un modo che oggi definiremmo “smart” ».

Come sei arrivata al cinema?

«Ho sempre coltivato l’interesse, fin dai tempi della scuola interpreti a Roma. Nel 1994, dopo che incollai i miei cocci a Milano, partii con l’obiettivo di diventare regista».

Dove hai iniziato?

«A Londra, facendo la “runner” per vari set. Poi tornai a Roma e lavorai per molti registi diversi, anche in produzioni Rai. E nel 2003 avverai due sogni in uno».

Ovvero?

«Fare un viaggio di un anno in Sud America e diventare regista di una produzione mia. Le due cose finirono per essere tutt’uno perché il mio primo documentario, “Viva la Pepa!”, fu concepito durante questa esperienza».

A New York ti presenti con Flesh Out, che parla di una giovane donna in Mauritania che deve prendere peso per piacere all’uomo a cui la sua famiglia lo ha promesso.

«Sì, è un film focalizzato sui canoni della bellezza, che oggi più che mai sono decisi dalle società, prima che dal nostro modo di essere».

Che messaggio vuoi lanciare?

«Mi interessa ragionare per antitesi».

Ovvero?

«Nel film mostro che nonostante il canone di bellezza sia opposto all’occidente, il problema per la giovane protagonista è lo stesso di noi occidentali: forzarsi e farsi accettare, più che accettarsi».

Cosa vuoi trasmettere alle ragazze di oggi?

«Che dobbiamo smetterla di farci condizionare da una ruga. Non c’è regola di cosa sia bello e cosa no».

Tribeca Film Festival

Fondato a New York nel 2002 da Jane Rosenthal, Robert De Niro e Craig Hatkoff per rivitalizzare il quartiere Tribeca e Lower Manhattan dopo gli attentati dell’11 settembre, il Tribeca Film Festival è uno degli eventi più attesi dell’anno newyorkese, che ospita film indipendenti. Quest’anno ha avuto inizio il 24 aprile e si concluderà ufficialmente il 6 maggio.

Flesh Out

Ambientato in Mauritania, il film racconta di un’usanza locale per la quale le donne promesse in sposa a un uomo scelto dalla famiglia sono costrette a prendere peso e a mangiare in modo eccessivo per diventare più attraenti agli occhi del futuro marito. Protagonista della pellicola è Verida (Verida Beitta Ahmed Deiche), una ragazza moderna che lavora in un salone di bellezza prima di essere costretta a sposarsi.

1990

L’anno in cui il padre di Michela Occhipinti, il diplomatico Daniele Occhipinti (49 anni), viene ucciso in una rapina in un quartiere di Abidjan, in Costa d’Avorio mentre era in missione. Da quel 2 novembre

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